Il rifinanziamento, gli investimenti ‘oltre l’abito’, la ferita cinese: le dimissioni di Stefano Gabbana e cosa può succedere ora
Stefano Gabbana (sx) e Domenico Dolce
Per approfondire:
Articolo: Crisi del lusso: Stefano Gabbana lascia la presidenza di Dolce & Gabbana e valuta la cessione delle quoteRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su Google
SeguiciRoma, 10 aprile 2026 – Stefano Gabbana si è dimesso da Dolce & Gabbana. Più precisamente dalla presidenza, che in un marchio nato dalla fusione di due nomi non è una poltrona qualsiasi ma quasi un organo interno. La notizia è emersa ieri sera dall'agenzia Bloomberg. Secondo la ricostruzione, Gabbana aveva lasciato la carica già a dicembre 2025. Da gennaio la presidenza è passata ad Alfonso Dolce, fratello di Domenico e attuale amministratore delegato. La novità è arrivata solo adesso, mentre la società si prepara a una stagione di colloqui con le banche.
Che cosa significa? Significa che la maison entra in una fase in cui il mito creativo e la gestione del rischio non coincidono più. Dolce & Gabbana nasce nel 1985 e il codice etico ufficiale del gruppo continua a descrivere Domenico Dolce e Stefano Gabbana come la fonte creativa e stilistica del marchio, oltre che come i registi della sua crescita. E proprio per questo l’uscita di Stefano dalla presidenza non è un dettaglio. Magari domani non cambierà la vetrina, ma la catena di comando. E quando cambia la catena di comando, nel lusso familiare, di solito non è per capriccio, ma per necessità.
Stefano Gabbana e Domenico Dolce (Ansa)
La cronaca economica che porta a questo punto è meno improvvisa di quanto sembri. A marzo Bloomberg aveva già scritto che Dolce & Gabbana si preparava a nuovi colloqui con i finanziatori dopo che la debole domanda globale di beni di lusso aveva messo sotto pressione utili e condizioni del debito. Il gruppo, secondo quelle ricostruzioni, ha circa 450 milioni di debito bancario. Non si parte da zero, dunque. Il problema è già in corso. E arriva dopo un rifinanziamento dello scorso anno che aveva già spostato in avanti una parte consistente delle scadenze. Per un lettore non specialista, rifinanziare vuol non cancellare il debito, ma allungare i tempi, ottenere respiro. Evitare che promesse fatte alle banche in anni più generosi diventino troppo dure da mantenere in anni più magri. Quando poi si parla di soglie da rispettare, il punto è sempre lo stesso: se il mercato........© Il Giorno
