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Il poliziotto ‘fanatico’, i sospetti sul pizzo ai pusher e l’ordine al collega dopo l’omicidio: “Vai in commissariato e prendi lo zaino”

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20.02.2026

I familiari del ventottenne Mansouri ucciso da un agente a Rogoredo

Articolo: Pusher ucciso a Rogoredo, agli atti un documento su Cinturrino: i pusher nello stabile Aler e le richieste di contanti

Articolo: L’omicidio di Mansouri a Rogoredo, tutti i dubbi e le versioni che non tornano. La scena del delitto è stata alterata?

Articolo: Il pusher ‘Zack’ ucciso dalla polizia, il sospetto della messinscena: 23 minuti di “buio” dopo lo sparo, l’agente sparito e la pistola fantasma

“Vai in commissariato e prendi lo zaino”. Tardo pomeriggio del 26 gennaio, via Impastato a Milano. L’assistente capo Carmelo Cinturrino ha appena ferito a morte il ventottenne marocchino Abderrahim Mansouri: un unico colpo letale sopra la tempia destra. Inizia così la presunta messinscena che sarebbe stata architettata dal quarantaduenne per alterare la scena del crimine e avvalorare la tesi che ancora venerdì 20 febbraio ha ribadito al suo avvocato Piero Porciani: “Non avevo intenzione di uccidere, ho sparato perché avevo paura”. Peccato che, stando a quanto sta emergendo, Mansouri non abbia mai impugnato l’arma a salve, sistemata accanto al corpo in un secondo momento.

Non avevo intenzione di uccidere, ho sparato perché avevo paura

Il poliziotto che ha preso la borsa: “Non sapevo cosa contenesse”

È in quei minuti che Cinturrino avrebbe chiesto all’agente ventottenne che era dietro di lui di recarsi in ufficio per recuperare lo zaino. Cosa c’era all’interno? Gli investigatori hanno il forte sospetto che ci fosse la riproduzione della Beretta 92, anche se il poliziotto che ha preso la borsa (come immortalato da una telecamera) avrebbe detto di non conoscerne il contenuto nel corso dell’interrogatorio in Questura.

I colleghi: “Cinturrino ci ha rassicurato sulla chiamata al 112”. La richiesta di soccorso 23 minuti dopo lo sparo

Di impronte digitali non ne sono state trovate, ma le analisi della Scientifica avrebbero isolato due Dna che hanno restituito un match: a chi appartengono? Il ventottenne e gli altri tre colleghi indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, difesi dai legali Antonio Buondonno, Matteo Cherubini e Massimo Pellicciotta, hanno messo a verbale di non aver avuto alcun ruolo nell’omicidio di Mansouri, aggiungendo che le fasi immediatamente successive sarebbero state gestite dal più esperto Cinturrino, che li avrebbe rassicurati anche sulla chiamata al 112 (in realtà partita 23 minuti dopo lo sparo).

"L’assistente capo è un ‘fanatico’, ha gestito in modo poco limpido alcune operazioni”

Inoltre, i quattro, che avrebbero fornito versioni “concordanti” e in alcuni casi diverse da quelle narrate agli inquirenti come persone informate dei fatti, avrebbero definito l’assistente capo come un “fanatico”, che avrebbe gestito in modo poco limpido alcune operazioni e che in alcune occasioni avrebbe alzato le mani nei confronti di pusher e tossicodipendenti. Le malelingue su Cinturrino, che al Corvetto tutti chiamavano “Luca”, circolano da giorni in zona Rogoredo.

L’annotazione: “Cinturrino protettore di due spacciatori italiani”

Agli atti dell’indagine degli specialisti della Omicidi, coordinati dal pm Giovanni Tarzia e guidati dal dirigente Alfonso Iadevaia, c’è pure un’annotazione su alcune dichiarazioni rese un paio di mesi fa da un uomo, che, durante un controllo delle forze dell’ordine, avrebbe indicato il quarantaduenne come il presunto “protettore” di due spacciatori italiani nello stabile popolare in cui vive con la compagna che ne gestisce la portineria. Cinturrino, che nega qualsiasi tipo di rapporto opaco con gli spacciatori, ha dichiarato su Mansouri: “L’ho riconosciuto perché era una persona nota al commissariato. Lo chiamavamo Zack”.

Il poliziotto conosceva Zack Mansouri: l’ombra del pizzo al marocchino

In realtà, pare che tra i due ci fosse un legame ben più diretto, piuttosto burrascoso nell’ultimo periodo: la Procura ha acceso un faro anche in quella direzione, per verificare se l’assistente capo abbia chiesto il “pizzo” pure al marocchino. Una richiesta che potrebbe aver generato tensioni e dissapori tra i due. Fino all’ultimo incrocio del 26 gennaio.

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