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Moda e sfruttamento, giacche da duemila euro confezionate in tuguri: “Decidono il prezzo Dama e Aspesi”

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18.03.2026

Andrea Dini, amministratore delegato di Dama, e uno dei tuguri dove dormivano gli operai

Per approfondire:

Articolo: Chi è Andrea Dini di Paul&Shark: la vela "made in Italy”, il cognato governatore e i guai giudiziariArticolo: “Giubbotti da 107 euro rivenduti a 1.945”. I marchi di moda Paul&Shark e Aspesi sotto accusa: “Sfruttamento di operai cinesi”Articolo: Indagato Andrea Dini, imprenditore di Dama (Paul&Shark) e Aspesi: “Caporalato”. Aziende sotto controllo giudiziario

Milano, 18 marzo 2026 – Nel laboratorio a Garbagnate Milanese gli abiti griffati Aspesi e Paul&Shark pronti per la consegna ai committenti. Poco lontano i tuguri dove dormivano gli operai: letti sfatti, sporcizia e solo un vecchio ventilatore per far circolare l’aria in stanze prive di finestre.

Manodopera cinese a basso costo

Operai cinesi senza alcun contratto, pagati in nero e reclutati tramite il passaparola o una piattaforma usata nella comunità straniera. “Lavoro sei giorni alla settimana dalle 8 alle 17, guadagno circa mille euro al mese”, ha spiegato uno di loro agli inquirenti. Gli orari di lavoro praticati, dalle 8 alle 22 sette giorni su sette, erano esplicitati su un cartello, scritto in cinese. Dall’analisi dei consumi elettrici è emerso che le attività in quel laboratorio in via delle Groane iniziavano alle 6.30 del mattino per concludersi alle 20.30 “senza soluzione di continuità”.

Uno dei dormitori scoperti dalla Guardia di finanza di Milano

Alta moda, bassi appalti

L’ultima di una serie di indagini per caporalato e sfruttamento del lavoro, coordinate dal pm di Milano Paolo Storari, che hanno messo sotto la lente colossi dell’alta moda e la loro filiera di appalti, ha portato alla misura del controllo giudiziario nei confronti di Alberto Aspesi Spa e Dama Spa (società con sede a Varese, quest’ultima, celebre per il marchio Paul&Shark), con la nomina di due amministratori che affiancheranno il management con l’obiettivo di ripristinare condizioni di legalità nella catena produttiva.

Approfondisci:

“Giubbotti da 107 euro rivenduti a 1.945”. I marchi di moda Paul&Shark e Aspesi sotto accusa: “Sfruttamento di operai cinesi”

Sette indagati, uno è il cognato di Fontana

Tra i sette indagati, oltre alle due società, ci sono il presidente di Aspesi Francesco Umile Chiappetta e l’amministratore delegato di Dama Andrea Dini, cognato del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. La moglie di Fontana, non indagata, detiene il 10% della società attraverso una srl. Un nome, quello di Dini, che era già finito sotto i riflettori durante la pandemia: nel 2020 era stato indagato per l’ipotesi di “turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente” nell’affidamento diretto dell’incarico per produrre 82mila camici da parte della centrale acquisti regionale Aria spa a Dama spa, che poi aveva rinunciato e l’aveva tramutata in donazione benefica alla Regione. La sua posizione era stata archiviata nel 2022, e la vicenda si era chiusa con il proscioglimento di tutti.

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Caporalato in Lombardia, l’appello di Roia: “I brand controllino gli appalti. Il salario minimo? Non è sufficiente”

Il blitz della Finanza

La nuova indagine (“Mio cognato dimostrerà la sua innocenza”, ha spiegato Fontana) è partita da un’ispezione della Guardia di finanza nel laboratorio a Garbagnate Milanese della società gestita da cinesi M&G Confezioni, che poi ha cambiato nome in Gmax 365. Hanno trovato giubbotti che nelle boutique vengono venduti al prezzo di 1.945 euro, con un costo di produzione per i brand di 107 euro e “margini di guadagno che vanno dal 95 all’87%”.

Guardia di finanza

La politica tariffaria

A decidere le tariffe, come ha spiegato agli inquirenti una ex impiegata italiana del laboratorio gestito da cinesi, erano le società committenti: “Il prezzo lo decidevano Dama e Aspesi (...) alla fine il prezzo lo decidevano le aziende”. Una donna che, tra l’altro, in passato era stata dipendente diretta di Dama. “Mi hanno lasciata a casa in pandemia appena è uscita la notizia del Covid – ha raccontato –, mi hanno fatto sapere tramite l’azienda che cercavano persone che parlavano italiano presso la M&G con cui Paul&Shark già lavorava”. Ha riferito che, prima dell’intervento della Gdf, solo Aspesi aveva effettuato un audit, mandando un incaricato che “il 90% del tempo è stato nel mio ufficio”.

Controlli dei committenti

I controlli dei committenti, annotano i pm Storari e Daniela Bartolucci, erano “finalizzati solo alla verifica della qualità del prodotto rimanendo invece ciechi nei confronti di tutti gli aspetti inerenti la sicurezza sul lavoro”, con una sostanziale “indifferenza”. Evidenziano che “pare francamente difficile escludere il dolo delle figure apicali” di Dama Spa e Aspesi Spa. “Quanto rilevato – concludono – stride con il protocollo d’intesa sottoscritto il 26 maggio 2025 presso la Prefettura di Milano volto a garantire il rispetto della legalità nella filiera della moda”.

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