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L’indagine tra i gamer milanesi, “Soldi bruciati e rischio ludopatia”: Activision Blizzard e Microsoft sotto accusa

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13.03.2026

Nell’esposto contro Microsoft si evidenziano i rischi di ludopatia e dipendenza da schermo

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Milano, 13 marzo 2026 – I titoli, Diablo Immortal e Call of Duty Mobile, sono noti in tutto il mondo, videogiochi cult per appassionati di fantasy e sparatutto messi sul mercato da Activision Blizzard, società statunitense che dal 2023 fa parte del colosso Microsoft. Meno conosciute sono le trappole per chi li utilizza, in particolare per i minorenni, svelate da un’indagine di Federconsumatori Milano che ha raccolto segnalazioni di gamer ora confluite in un’istanza all’Antitrust, che lo scorso gennaio aveva aperto due istruttorie ipotizzando “violazioni del Codice del consumo” nell’ambito dell’utilizzo di Diablo Immortal e Call of Duty Mobile “soprattutto per le sollecitazioni a compiere acquisti in-game non consapevoli, anche da parte di minorenni”.

Una sfida quindi a Microsoft e alla giungla dei videogame in cui vuole essere presente, portando il suo contributo, l’associazione presieduta da Carmelo Benenti, in rappresentanza dei consumatori danneggiati.

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I punti dell’esposto

“Dall’analisi delle condotte emergono elementi che suggeriscono l’impiego sistematico di interfacce progettate per orientare il comportamento del giocatore attraverso meccanismi di pressione psicologica e di manipolazione percettiva – si legge nell’esposto –. Le sollecitazioni continue a non perdere contenuti premiali, le offerte a tempo limitato, le notifiche push che richiamano l’utente anche al di fuori delle sessioni di gioco e l’utilizzo di una valuta virtuale dal valore reale poco trasparente costituiscono indicatori tipici dei cosiddetti dark patterns. Tali tecniche, ampiamente analizzate nelle linee guida europee, sono considerate strumenti idonei a condizionare il comportamento economico del consumatore”.

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Rischio di gioco d’azzardo

Una situazione aggravata dal “coinvolgimento dei minori” perché il blando filtro del parental control si può eludere con facilità, consentendo “acquisti in-game, sessioni illimitare e interazioni con altri giocatori”. Ma ci sono altri “profili critici” che riguardano la gestione e il consenso al trattamento dei dati personali perché, si legge nell’esposto realizzato sulla base dell’indagine tra i gamer milanesi, “il consumatore, anche minorenne, sarebbe indotto a selezionare tutti i consensi, inclusa la profilazione commerciale, percependo tale scelta come obbligatoria per accedere al servizio”. Un sistema che, per come è progettato, mette anche i minorenni a contatto con “elementi assimilabili a gioco d’azzardo” con il conseguente rischio di “contrarre la ludopatia in età adulta”.

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Possibile maxi-sanzione

Le condotte contestate ad Activision Blizzard, secondo Federconsumatori Milano “non rappresentano un’anomalia isolata, ma si inseriscono in un fenomeno più ampio che richiede un intervento sistemico”. Risultati dell’indagine tra i gamer che ricalcano le violazioni contestate dall’Antitrust nelle due istruttorie, che potrebbero portare a una maxi-sanzione nei confronti della società sviluppatrice dei titoli. Le istruttorie riguardano, tra gli altri aspetti, il possibile utilizzo di design manipolativo delle interfacce, per indurre il consumatore a giocare con assiduità, a prolungare le sessioni di gioco e a farlo aderire alle offerte promosse.

“Queste condotte, insieme alle strategie per rendere poco comprensibile il valore reale delle monete virtuali usate nel videogioco e alla vendita di valuta di gioco in quantità predeterminata – spiega l’Antitrust – possono condizionare i giocatori-consumatori, inclusi i minorenni, inducendoli a spendere cifre significative di importi anche maggiori di quelli necessari a procedere nel gioco e senza esserne pienamente consapevoli”.

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