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Omicidio Sanua, i familiari non si arrendono: le nuove piste del cold case di ‘ndrangheta

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07.04.2026

Pietro Sanua: il suo omicidio è rimasto impunito. Il presunto mandante è morto, potrebbero essere liberi gli esecutori materiali

Per approfondire:

Articolo: Il figlio di Pietro Sanua e la battaglia lunga 31 anni: “Noi non ci arrenderemo mai, lo giurai sulla tomba di mio padre”Articolo: Gli studenti di Corsico in marcia contro i clan mafiosi. Dall’hinterland milanese alla Lombardia, ecco dove i boss hanno messo radiciArticolo: Hydra, processo alla mafia lombarda: il nuovo pentito Gioacchino Amico contro i boss al Nord, “in libertà c’è gente molto feroce”

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Milano, 7 aprile 2026 – Il mistero della Lancia Thema. Le tracce di sangue da analizzare. E i possibili legami tra il principale indagato e un suo omonimo. Sono alcune delle piste investigative messe in fila dai legali dei familiari di Pietro Sanua nella memoria presentata il 13 febbraio per opporsi alla richiesta di archiviazione della Dda.

Domattina si discuterà in Tribunale l’istanza avanzata nei mesi scorsi dai magistrati dell’Antimafia, che, dopo aver indagato per 5 anni sull’omicidio del sindacalista il 4 febbraio 1995 a Corsico, sono giunti all’amara conclusione che “ad oggi nessuno dei collaboratori di giustizia ha fornito spunti concreti per addivenire alla certa identificazione dei responsabili”.

E invece per gli avvocati Nicola Brigida, Fabio Repici e Guido Salvini ci sono ancora aspetti da scandagliare e angoli oscuri su cui è possibile far luce.

La valutazione

Sarà il gip Patrizia Nobile a decidere se si tratti solo di suggestioni destinate a finire in un vicolo cieco o se quegli scenari vadano esplorati per cercare di risolvere il cold case. Un cold case di ’ndrangheta, l’ipotesi più probabile: Sanua sarebbe stato ucciso a fucilate su ordine di Gaetano Suraci, col quale ebbe un plateale litigio il 6 aprile 1994 per un posto tra le bancarelle di Buccinasco che il presidente provinciale dell’associazione di categoria voleva riservare a un chiosco bar e che l’altro pretendeva assegnato alla moglie.

Tradotto: Sanua avrebbe pagato con la vita l’affronto all’uomo dei clan, che con l’assassinio del commerciante avrebbe palesato “la volontà di “marcare” il territorio e di mantenere su di esso l’indiscutibile predominanza di un gruppo mafioso al quale era obbligatorio per tutti sottostare”.

Le indagini

Sì, perché i collaboratori di giustizia Saverio Morabito e Domenico Agresta hanno dipinto Suraci rispettivamente come “uno ’ndranghentista sfegatato” e come un “malato di ’ndrangheta che girava con tutti gli attrezzi per fare i “santisti””. Il presunto mandante è deceduto nel 2005.

E di conseguenza le indagini della Squadra mobile, complicate dallo scorrere inesorabile del tempo, si sono concentrate sui possibili esecutori materiali. Da qui gli accertamenti sull’indagato Vincenzo Ferraro alias ’Cecè‘, tirato in ballo per la prima volta dall’ormai ex pentito Rosario Barbaro: è stato lui a parlare del nativo di Oppido Mamertina e a metterlo in connessione con Suraci.

Quando i poliziotti lo hanno identificato (dopo aver inizialmente acceso i riflettori su un omonimo di nove anni più anziano), è parsa subito evidente la somiglianza tra il suo volto e quello disegnato dalla Scientifica sulla base delle dichiarazioni di un testimone, che 31 anni fa notò un giovane allontanarsi di corsa poco prima dell’incendio a Trezzano della Uno usata dai killer per l’agguato. Stando a quanto ricostruito, i sicari salirono su una Lancia Thema Ferrari e scapparono verso la tangenziale. Una macchina che non passava certo inosservata e che in effetti fu notata da due carabinieri del Radiomobile di pattuglia.

L'identikit del giovane visto allontanarsi di corsa

Secondo Barbaro, “Ferraro aveva in uso una Lancia Thema Ferrari di colore amaranto e con lo stesso ho fatto alcuni giri. Ricordo in particolare che con il telecomando a distanza metteva in moto la macchina. Sono sicuro di questa circostanza, il telecomando serviva per ragioni di sicurezza, nell’ipotesi in cui qualcuno sotto la machina avesse messo dell’esplosivo, perché all’epoca Ferraro era coinvolto nella faida di Oppido”.

La proprietà dell’auto

Di chi era quella macchina? Il 26 novembre 1992, ’Cecè‘, che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti dopo la perquisizione del 13 aprile 2023, fu controllato a Castiglione di Cervia su una Thema con Rocco Mammoliti. Stando a una nota del 2022 dei carabinieri di Oppido Mamertina, la macchina era intestata in quel periodo al cognato di Ferraro; che, da banche dati Aci, ha tuttavia posseduto in vita sua solo una Bmw serie 3 e una Golf.

Uno col suo stesso cognome, forse un parente, è stato proprietario di una Thema Turbo IE, acquistata di seconda mano il 19 marzo 1992. Tre anni dopo, il 2 marzo 1995, lo stesso veicolo sarebbe stato reimmatricolato per smarrimento targa. A meno di un mese dal delitto, fanno notare gli avvocati.

Di più: in un’annotazione del 22 novembre 2022, che ne riprende un’altra del 1993, si fa cenno al fatto che ai tempi l’intestatario, con precedenti per narcotraffico, facesse il carrozziere e che quindi avesse le competenze per riparare il veicolo appena comprato da una donna dopo un incidente.

Non è finita. In un terzo report, si parla di un omonimo dell’indagato, classe ’57, che viveva a Rho e che, secondo una fonte confidenziale, custodiva in una villetta una Lancia Thema amaranto “dotata di cristalli del parabrezza e del lunotto del tipo antiproiettile e di un sistema di accensione a distanza con un telecomando”. Cioè la stessa caratteristica che secondo Barbaro aveva l’auto di Ferraro.

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