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Omicidio di Fabio Limido, condanna confermata a Marco Manfrinati per le violenze e lo stalking prima del delitto

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02.04.2026

Lavinia Limido, vittima coi familiari

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Varese, 2 aprile 2026 –  Confermata in secondo grado la condanna per atti persecutori nei confronti dell’ex moglie e dei suoi familiari. La Corte d’Appello di Milano ha respinto il ricorso della difesa, confermando integralmente la sentenza pronunciata dal Tribunale di Varese a carico di Marco Manfrinati.

La decisione è stata depositata al termine dell’udienza, mentre davanti alla Corte d’Assise di Varese è ancora in corso il procedimento per fatti ben più gravi, legati all’omicidio di Fabio Limido e al tentato omicidio della stessa Lavinia, figlia della vittima.

Lavinia Limido e Marco Manfrinati

Confermata la condanna 

I giudici milanesi hanno ritenuto pienamente fondato l’impianto accusatorio già delineato in primo grado, confermando la responsabilità dell’imputato per una serie di condotte persecutorie protratte nel tempo. Resta dunque invariata la pena di quattro anni, cinque mesi e venti giorni di reclusione, oltre alla condanna al pagamento delle spese processuali e delle spese legali sostenute dalla parte civile. Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro trenta giorni.

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I comportamenti contestati sarebbero iniziati nel luglio 2022, in seguito alla separazione della coppia. Un’escalation fatta di atteggiamenti ritenuti idonei a generare un perdurante stato di ansia e paura nelle persone offese, fino a incidere in modo significativo sulle loro abitudini di vita. Una ricostruzione che la difesa, rappresentata dall’avvocato Elio Giannangeli, ha sempre contestato ma che non ha trovato accoglimento neppure davanti ai giudici d’appello, che hanno confermato in toto la prima valutazione.

Quadro giudiziario complesso

La pronuncia si inserisce in un quadro giudiziario più ampio e complesso. Parallelamente, infatti, prosegue davanti alla Corte d’Assise il processo relativo ai fatti del 6 maggio 2024, per i quali Manfrinati è chiamato a rispondere di accuse ben più gravi. In quel procedimento si sono nel frattempo allungati i tempi della perizia psichiatrica disposta per accertare la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dell’aggressione. L’incarico, affidato al professor Stefano Ferracuti, richiederà ulteriori approfondimenti, contribuendo a dilatare i tempi di un processo che resta al centro dell’attenzione giudiziaria e pubblica. Per il processo per omicidio si ritornerà in aula bunker presso il Tribunale di Varese a fine aprile.

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