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È l’ora dello scialpinismo. La sondriese Murada ha l’occasione della vita: “Sudoku, fatica e litigate con il papà-coach per vincere l’oro”

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18.02.2026

Giulia Murada, pronta a fare l'esordio alle Olimpiadi nello sci alpinismo

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Bormio (Sondrio), 18 febbraio 2026 – Il momento è arrivato. Lo sci alpinismo è pronto a fare il proprio storico esordio alle Olimpiadi invernali. La disciplina - che solo in Italia conta circa un milione di praticanti - vivrà da domani 18 febbraio il debutto a Milano-Cortina. Tra gli italiani a caccia di una medaglia c’è la sondriese Giulia Murada, punta di diamante di una squadra azzurra che comprende anche Alba De Silvestri e Michele Boscacci (moglie e marito, lui di lombardo di Sondalo, lei lombarda d’adozione).

Ma gli occhi, soprattutto domani, saranno tutti puntati su Giulia tra le favorite nella gara sprint. La 27enne lombarda è figlia d’arte. Il padre, Ivan, è stato tra i pionieri dello sci alpinismo in Italia, vincendo il Mondiale a squadre in coppia con Graziano Boscacci (papà di Michele) nel 2002, e ora svolge il ruolo di allenatore della figlia.

Il rapporto con il padre

"Lo trovo perfetto in questa sua posizione - ha spiegato Murada, in fondo alla Stelvio durante il Media Day e dopo l'allenamento -. Tra di noi c'è un sacco di trasparenza e di dialogo, riusciamo a capirci molto bene. In questi anni ha imparato a capire se sono in forma o meno solo vedendomi sciare. Così può adattare gli allenamenti. Poi ci possiamo sentire regolarmente e non abbiamo problemi anche a discutere e a litigare quando necessario se non siamo convinti su quello che stiamo facendo. C'è veramente un bel rapporto. Poi so che lui ci tiene. So che posso fidarmi al 100% di quello che mi propone, di quello che mi fa fare perché so che la sua testa va di più che la mia".

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L'obiettivo dichiarato ora è appunto una medaglia, il colore conta poco, dopo una stagione costellata di tanti piazzamenti: "Non mi voglio nascondere, è un'Olimpiade e nessuno è qua per partecipare e basta, ma tutti vogliono fare il meglio che possono. Ho tanti podi ma zero vittorie, questa è una gara diversa dalle altre e voglio sognare in grande. Voglio crederci, altrimenti non sarei qua. Le medaglie le vogliamo noi".

Nata e cresciuta ad Albosaggia, paese di 3mila anima sotto Sondrio, la patria indiscussa dello sci alpinismo italiano, Murada ha conseguito una laurea triennale in Scienza del Turismo ("nell'anno olimpico ho messo gli studi un po' da parte ma ora torno sui libri, sono una secchiona"), ama viaggiare ("ma vorrei farlo non solo per le gare, prima o poi ne avrò il tempo") e gestisce la tensione con un sudoku o con i cruciverba.

Praticante dello scialpinismo fin dall’età di 12 anni, Giulia ha sempre amato la fatica, la salita, i pendii scoscesi e le ripide scale: "Non mi piaceva sciare ma quando ho cominciato ad andare in salita tutto è cambiato. Mi piace far fatica e preferisco guadagnarmi le discese con una bella sfacchinata prima".

La tensione del giocare in casa si fa sentire, ma Murada sa come gestirla: “Aspetto questo momento da giorni, sarà fondamentale la concentrazione. Giocherò in casa, ci saranno tanti spettatori e non mancherà quindi la pressione. In queste situazioni cerco sempre di isolarmi. Tra le batterie e le semifinali passeranno tre ore e dovrò allentare la tensione”.

Infine un pensiero per i tifosi, pronti a sostenerla: "Spero che piaccia alla gente, che in tanti possano appassionarsi. Siamo fortunati che l'Italia è uno dei paesi in cui lo sci alpinismo è più popolare. Ma con una medaglia si fa parlare di più sia di sé che dello sport". L’occasione di salire sul podio a cinque cerchi potrebbe essere tra l’altro unica: lo scialpinismo è infatti in programma come 'sport aggiuntivo', ma realisticamente ha poche possibilità di essere confermato nell'edizione del 2030. 

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