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Franco Rasetti, lo scienziato umbro dimenticato: “Uomo di pace, per questo probabilmente è rimasto dietro le quinte”

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26.08.2026

26 Agosto 2026, 11:29

Robert Oppenheimer contribuì alla realizzazione della bomba atomica prima di opporsi alla costruzione dell’ordigno all’idrogeno; Albert Einstein, dopo aver sollecitato gli Stati Uniti a sviluppare la ricerca sull’energia atomica per timore che la Germania nazista arrivasse per prima, divenne uno dei più convinti sostenitori del disarmo. In Italia invece ci fu chi decise di non prendere parte alla ricerca nucleare militare già nel 1943: Franco Rasetti, tra i più importanti scienziati italiani del Novecento, nato a Pozzuolo Umbro, nel comune di Castiglione del Lago. Una scelta che contribuì anche ad allontanarlo dai riflettori, fino a farlo finire, in parte, nel dimenticatoio. Dal 2006, nel suo paese d’origine, c’è un’associazione che vuole ricordare la sua figura, e in questi giorni ha reso omaggio al suo cittadino più illustre in occasione del 125esimo anniversario dalla sua nascita. A presiederla, da 20 anni, è Claudio Monellini.

Pozzuolo rende omaggio al suo concittadino Rasetti

- Come nasce l’esigenza di fondare un’associazione dedicata a Franco Rasetti? Nasce da un reportage su Enrico Fermi. Io ho lavorato per un periodo in Comune a Castiglione del Lago e, nel 2001, una giornalista che lavorava con Piero Angela venne a fare delle ricerche per il centenario della scomparsa dello scienziato. Quando lei andò via mi mise all’orecchio la pulce su Franco Rasetti, che all’epoca era un semi sconosciuto anche nel suo paese. Da quel momento iniziammo un certo tipo di lavoro come amministrazione, e finito il periodo istituzionale la consapevolezza di avere un cittadino così importante mi spinse a costituire l’associazione. Presi i contatti con i suoi parenti più vicini e costituimmo l’associazione il 5 dicembre 2006, giorno in cui ricorre la sua morte. Col tempo è nata l’esigenza di avere un luogo in cui realizzare tutte le nostre attività. Io conoscevo Palazzo Moretti e attraverso la fondazione Siro Moretti Costanzi e l’amministrazione comunale chiesi di utilizzarlo. Era un locale pressoché abbandonato e abbiamo iniziato........

© Il Corriere dell'Umbria