Innovazione e sostenibilità al servizio della salute. Tra Umbria e Toscana l'azienda che unisce coltivazioni biologiche, ricerca e industria 4.0
11 Maggio 2026, 10:11
Trecento milioni di euro di ricavi, oltre 1.800 dipendenti, 1.700 ettari coltivati, 40mila metri quadrati di stabilimenti, 68 ricercatori e più di 10,7 milioni investiti in ricerca e sviluppo. Numeri solidi, che fotografano una realtà di primo piano nel panorama internazionale della salute naturale. Eppure non bastano a raccontare Aboca, perché qui la dimensione industriale si intreccia con una visione più ampia, dove sostenibilità e innovazione diventano pratica quotidiana.
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“Capire che uomo e natura sono la stessa cosa, condividono lo stesso linguaggio”: più che una suggestione, è il principio operativo su cui si fonda l’azienda, con sede a Sansepolcro e cuore produttivo a Pistrino di Citerna. Tra coltivazioni biologiche e laboratori ad alta tecnologia prende forma un modello che integra l’intera filiera, dalla terra al prodotto finito, passando anche per la rete di farmacie Apoteca Natura. Una struttura complessa, presente in 24 Paesi nel mondo, in cui - come sottolinea Massimo Mercati, amministratore delegato di Aboca - i numeri sono solo una conseguenza.
“Studiamo questo linguaggio con le tecnologie più moderne, dalla biologia dei sistemi all’intelligenza artificiale, per arrivare a prodotti biodegradabili, circolari, con un miglior rapporto rischio-beneficio. Non è tecnologia fine a sé stessa: è tecnologia al servizio della vita”.
È una linea che trova la sua sintesi nello stabilimento di Pistrino: una fabbrica 4.0 dove automazione e robotica convivono con una scelta radicale, quella di ridurre al minimo la chimica di sintesi. Oggi circa il 96% dei prodotti è composto esclusivamente da sostanze naturali.
Massimo Mercati, amministratore delegato di Aboca
“Preferiamo utilizzare energia, anche attraverso processi complessi, piuttosto che immettere sul mercato sostanze che si accumulano nell’ambiente o nell’organismo. La sostenibilità non è un’etichetta: è assumersi fino in fondo le conseguenze delle proprie scelte”, evidenzia Mercati. Una coerenza che si riflette anche nelle certificazioni: B Corp, Società Benefit e standard per la parità di genere. “Sono metriche esterne, non autoreferenziali, che impongono un miglioramento continuo reale”, osserva Mercati.
Per comprendere fino in fondo questa traiettoria bisogna però arrivare nella sede direzionale di Sansepolcro, immersa nel verde, ed entrare nell’ufficio di Massimo Mercati tra libri, opere d’arte e fotografie - comprese quelle che lo ritraggono con Papa Francesco e Sergio Mattarella - dove emerge con chiarezza la dimensione culturale che accompagna quella industriale. È da qui che prende forma uno dei passaggi più significativi del racconto: l’incontro con il pensiero di Carlo III.
“Quando ho letto le prime righeThis is a call to revolution, ho capito che non era un semplice........
