Vino, sostenibilità e arte guidano la rivincita del Ciliegiolo. Storia ed evoluzione della cantina
26 Settembre 2026, 17:02
C'è chi ha scelto di recuperare un antico vitigno per creare un piacere enologico tutto nuovo. E' la sfida di Leonardo Bussoletti, 57 anni, nato e cresciuto a Narni, che ha costruito la sua cantina intorno a un'idea progettuale ben chiara: recuperare e valorizzare il meglio della tradizione vitivinicola che offre la sua terra. "Mentre negli anni '90 - racconta il fondatore e proprietario della cantina omonima Leonardo Bussoletti - la tendenza dominante era espiantare varietà autoctone in favore delle internazionali Cabernet, Merlot e Chardonnay, io ho scommesso e investito tutto rivitalizzando un vitigno principe della nostra terra, quasi dimenticato, il Ciliegiolo".
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In passato era considerato un vino quotidiano, spesso relegato a prodotto di scarso valore, che veniva venduto sfuso a basso costo e concepito per essere bevuto esclusivamente in annata, "noi oggi lo definiamo un aristocratico vino contadino: ha un cuore nobile e radici antichissime, capaci di raccontare l'anima e le sfaccettature di un intero territorio attraverso la grazia e l’eleganza scandite dalle sue caratteristiche organolettiche", prosegue Bussoletti.
La scheda: Leonardo Bussoletti fonda la sua cantina nel 2004 a Narni. Nel 2019 si stabilisce la nuova sede sulle colline di San Gemini. L’azienda conta circa 10 ettari di proprietà e 13 in affitto, con una produzione tra le 60.000 e le 70.000 bottiglie (divise al 50% tra ciliegiolo e uve bianche) ed esporta in oltre 25 Paesi. Ha 10 dipendenti fissi, che possono raggiungere i 25 addetti nei periodi di vendemmia, e oltre 100 agenti attivi sul territorio. Il suo Narni Ciliegiolo Brecciaro 2024 è stato premiato con i Tre Bicchieri nella guida Vini d’Italia 2027 di Gambero Rosso.
L'azienda nasce nel 2004 a Narni partendo completamente da zero. Oggi conta 10 ettari di terreno di proprietà e 13 in affitto, con una produzione annua compresa tra le 60.000 e le 70.000 bottiglie, suddivise equamente al 50% tra Ciliegiolo e uve a bacca bianca (Grechetto, Trebbiano spoletino e Malvasia). L'unicità dell’azienda sta anche nell'aver scelto di coltivare lo stesso biotipo di ciliegiolo su quattro comuni diversi (Narni, San Gemini, Penna in Teverina e Alviano) e, soprattutto, su tre suoli differenti (argilla/calcare, sabbia e roccia): "Questo ci permette di conservare tre espressività uniche (Cru) e una base ideale per il vino d'annata in assemblaggio".
L'anno della svolta è stato il 2019, quando l'azienda si è trasferita a San Gemini in una struttura "a mia immagine e somiglianza, che ci ha permesso di ampliare in modo importante la produzione, facendo quel salto di qualità necessario per continuare a sognare in grande. Inoltre - spiega Bussoletti - far vivere un'esperienza e mostrare come lavoriamo è fondamentale quanto produrre........
