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La bomba Vannacci agita le acque dentro le coalizioni: le reazioni all'apertura a Giorgia Meloni. Silenzio in casa Fratelli d'Italia

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22.07.2026

21 Luglio 2026, 17:15

L’intervista al generale Roberto Vannacci, rilasciata in esclusiva al Corriere dell’Umbria, ha messo in agitazione tutti gli schieramenti. Centrodestra e centrosinistra. La notizia è stata ripresa da buona parte delle agenzie e delle testate nazionali, cartacee e on line. La maggioranza a Roma è divisa: letture diverse. “La sinistra ha tutto l'interesse ad alimentare polemiche per dividere il centrodestra, ma è Vannacci che, con le sue scelte, si sta chiamando fuori dal perimetro della coalizione: vota contro le fiducie al Governo e si ritrova a votare in Italia insieme al Partito democratico e in Europa insieme alla sinistra estrema. Se oggi c'è qualcuno che dimostra di non voler dialogare con il centrodestra, è proprio Vannacci": così Stefano Benigni, deputato e vicesegretario nazionale di Forza Italia, intervenendo a Coffee Break su La 7.

Vannacci: "Con Giorgia Meloni solo con accordo scritto e nuova linea sull'Ucraina"

"In una coalizione - prosegue - ciascuno porta le proprie idee e le proprie sensibilità, e poi si trova una sintesi comune. È quello che il centrodestra ha sempre saputo fare. Questo deve essere chiaro anche a Vannacci: se pensa di poter dialogare con il centrodestra imponendo la propria linea politica, ha sbagliato interlocutore. La nostra forza è sempre stata la capacità di mediare, e trovare un equilibrio tenendo conto delle sensibilità di tutti, ed è così che continueremo a lavorare", conclude.Ma tra gli azzurri c’è anche chi analizza più a fondo.

Tipo il sindaco di Todi, Antonino Ruggiano. “Premessa necessaria - scrive - il generale Vannacci mi piace. Mi piace perché ha avuto il merito di riportare al centro del dibattito temi come sicurezza, legalità, immigrazione, identità nazionale e interesse italiano, questioni che per troppo tempo una parte della politica ha preferito evitare. Ha saputo dare voce a un sentimento diffuso nel Paese e, proprio per questo, le sue idee meritano di essere prese sul serio. Ma proprio perché ne condivido molte intuizioni, credo sia utile evidenziarne anche alcuni limiti”.

Il primo, analizza Ruggiano, riguarda una tendenza sempre più evidente, “l'idea che si possa guidare un Paese senza un lungo percorso di formazione politica e amministrativa. Mi chiedo cosa penserebbe lo stesso Vannacci se un politico, dopo sei mesi di frequentazione di una caserma, pretendesse di comandare una brigata dell'Esercito. Probabilmente risponderebbe che il comando richiede preparazione, esperienza e anni di servizio. Lo stesso principio dovrebbe valere anche per chi aspira a guidare un Paese. Da........

© Il Corriere dell'Umbria