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Quote, dividendi e poteri: l’ultima mediazione tra gli eredi Del Vecchio

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26.01.2026

«L’eredità non si sceglie, si assume». È una responsabilità che arriva tutta insieme, come un testamento morale prima ancora che patrimoniale.

Chissà se Leonardo Del Vecchio, quando disegnò una delle architetture successorie più complesse del capitalismo europeo, aveva in mente il monito dei Buddenbrook di Thomas Mann: la ricchezza come destino, più che come privilegio. Di certo aveva chiaro un punto: un patrimonio di dimensioni titaniche non è un dono neutro, ma un carico da reggere.

E forse proprio per questo ha voluto renderlo difficile da maneggiare.

In questo mese di gennaio è partita la mediazione legale in Delfin, con un obiettivo esplicito: evitare una guerra giudiziaria che potrebbe durare anni e paralizzare definitivamente la cassaforte.

Il testamento di Del Vecchio, aperto il 1° agosto 2022, è stato uno spartiacque perché ha ribaltato le attese.

Ciò che si dava quasi per acquisito allora era che Nicoletta Zampillo, seconda moglie sposata nel 2010, avrebbe ricevuto il 25% di Delfin secondo un accordo del 2014.

Invece no: il patrimonio della holding lussemburghese è stato diviso in otto parti uguali, 12,5% ciascuna:

Claudio Del Vecchio, il primogenito, e le sorelle Marisa e Paola, nati nel primo matrimonio; Leonardo Maria Del Vecchio, figlio di Nicoletta Zampillo; Luca e Clemente Del Vecchio, nati dalla relazione con Sabina Grossi; la stessa Zampillo e il figlio avuto nel suo primo matrimonio, Rocco Basilico.

Nel testamento, Basilico entra dunque in Delfin con il 12,5%.

Ma con una struttura particolare: nuda........

© Corriere delle Alpi