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Modello Friuli: l'identità di un popolo che "non si è arreso"

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06.05.2026

“Il terremoto ha sconvolto e distrutto i paesi, ma non ha abbattuto i friulani. C’è una atavica abitudine alla sciagura, all’ineluttabile, alla calamità che non si può evitare, soltanto sopportare e vincere con la volontà di fare, di rifare. Una regione che ha subìto in media ogni cinquant’anni una invasione, che ha sempre dovuto rimettere le semine, ricostruire le case, ripopolare le campagne, che ha sofferto Attila e i turchi, i barbari antichi e quelli più moderni, un popolo che è andato a lavorare per il mondo dalla Transiberiana ai grattacieli di nuovo a York, che ha rimandato al paese il frutto dei suoi risparmi; un mondo così, per tanti aspetti unico ed esemplare, non poteva avvilirsi di fronte alla catastrofe che l’altra sera, alle 21, ha bombardato, con un sisma senza così esattamente uguali e sanguinosi precedenti storici, la fascia pedemontana, ha scosso Udine, più profondamente di quel che appare, distruggendo molti centri, uccidendo a tavola intere famiglie serene – questa era un’isola serena in una nazione inquieta – inducendo a sfollare una moltitudine sorpresa, ma non atterrita, prudente, non arresa”.

In queste righe vibranti e lucidissime, scritte dal direttore Vittorino Meloni sulla prima pagina del “Messaggero Veneto” nell’imminenza della prima catastrofica scossa del 6 maggio 1976, è impresso il carattere di una identità. Identità è una parola sdrucciolevole, ma importante. Perché viene dal latino “idem”, che sta a indicare “uguale a sé stesso”. E dunque in specifici caratteri sta inscritta l’identità del........

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