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Grandi opere, il Nordest al palo: tra fondi mancanti e cantieri fermi, così perdiamo il treno d’Europa

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12.07.2026

Al Forum di Padova organizzato l’8 luglio scorso dal gruppo NEM, editore di questo giornale, i governatori di Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna hanno convenuto sulla necessità di “fare sistema” su porti, ferrovie, aeroporti e strade. Ottima notizia. Ma la fotografia che ne esce conferma un sospetto: la buona volontà dei governatori poco può sia con riferimento alle risorse finanziarie, in gran parte statali, necessarie per finanziare le opere del “sistema”, sia sulla priorità attribuita o meno a Roma –e nascosta nei meandri dei contratti di programma del MIT con FS, Anas, etc. – alle infrastrutture di interesse nazionale ed europeo che coinvolgono il Nordest.

E parlare di infrastrutture senza fondi certi e senza provvedimenti che ne certifichino le date di disponibilità rischia di assomigliare al pestare l’acqua nel mortaio. Con l’aggravante che l’acqua pestata è quella degli anni Novanta dello scorso secolo e non quella che oggi amalgama la sostanza di ben altri progetti nel mortaio europeo.

Partiamo dai numeri. Le opere attese a Nordest valgono 64 miliardi: 37, 4 finanziati, 16, 4 da trovare. Finita la stagione straordinaria del PNRR, restano fabbisogni ordinari senza copertura.

È il burrone finanziario post-PNRR, facilmente prevedibile in un Paese che ricorre al debito anche per finanziare spese pubbliche correnti. Un burrone finanziario che, per restare alle infrastrutture, produce poi anche un effetto perverso sulle priorità: si preferiscono le autostrade — A22, A4, ma guarda un po’, non la SPV — non perché più urgenti delle ferrovie, come quelle che potrebbero togliere dalla strada il traffico pesante riducendo inquinamento e mortalità, ma perché potenzialmente finanziabili dai pedaggi:........

© Corriere delle Alpi