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Open Ai, ma quanto costi? Sam Altman e il «buco» da 150 miliardi di dollari

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19.01.2026

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L’ad della società di intelligenza artificiale snobba le critiche e rassicura sulla tenuta dei conti, ma la società è in perdita fino al 2030. Intanto decollano gli avversari come Gemini di Alphabet e Claude di Anthropic

Da più di mezzo secolo ci lavorano fior di scienziati e ingegneri informatici ma da tre anni, dal lancio di ChatGPT da parte della sua OpenAI, Sam Altman è il testimonial planetario dell’intelligenza artificiale. E lo è nonostante abbia usato (anzi, fatto usare, visto che non è scienziato né ingegnere) tecnologie altrui, soprattutto i transformer di Google, per costruire i modelli linguistici intelligenti. Da mesi, però, la stampa economica anglosassone ha smesso di rappresentare Altman come l’oracolo dell’AI preferendo altre immagini: un equilibrista che cammina su una fune o pedala forsennatamente su un monociclo. Se si ferma, cade.
Esagerazioni di giornalisti che hanno sempre voglia di dissacrare? Oppure Altman, capo di un’impresa straordinaria ma non più primatista assoluta e condannata ad accumulare gigantesche perdite prima di diventare profittevole nel 2030, è davvero in difficoltà?
Sam ignora le critiche e tira dritto. Sei mesi fa ha promesso che, grazie alla tecnologia OpenAI, il 2026 sarà l’anno della «singolarità gentile»: un’AI che raggiungerà o supererà le capacità umane, ma lo farà in modo morbido, non minaccioso per l’umanità. Certo, i problemi finanziari sono grossi e Gemini 3 di Google ha offerto prestazioni migliori della versione 5 di ChatGPT, come ha ammesso a novembre lo stesso Altman attivando un «codice rosso» in azienda. Ma ora dice che con la versione 5.2 il gap è colmato il gap.

di  Paolo Ottolina

Gli scettici ritengono che questo imprenditore visionario ma privo di competenze ingegneristiche stia governando l’azienda con accordi industriali a raffica mentre costruisce intorno alla società una........

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