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Caso Bellavia, l'accusa del pm: «Il consulente di Report e tribunali possiede carte e audio non pertinenti alle inchieste». La replica: «Solo lavoro, in studio 10 milioni di file»

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19.02.2026

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Caso Bellavia, l'accusa del pm: «Il consulente di Report e tribunali possiede carte e audio non pertinenti alle inchieste». La replica: «Solo lavoro, in studio 10 milioni di file»

Il commercialista indagato a Milano per violazione della privacy. Interrogato, nega: «Ignoti hanno preso documenti riservati». L'ex collaboratrice accusata di appropriazione indebita è già a giudizio. Il giallo della «voce»

«Non aver restituito, o aver indebitamente trattenuto copia» di ampli materiali giudiziari di anni fa, compresi intercettazioni sia trascritte sia audio, tabulati, brogliacci, mail, carte societarie, e aver «così posto in essere una attività di raccolta, organizzazione e archiviazione di dati personali», in alcuni casi «neppure pertinenti o rilevanti» per i processi nel cui ambito gli erano stati consegnati dai vari uffici giudiziari affinché svolgesse le consulenze tecniche richieste. La violazione dell’articolo 43 del dlgs.51/2018, «trattamento illecito di dati», è quanto la Procura di Milano, nell’interrogatorio organizzato in un luogo segreto dai pm Eugenio Fusco e Paola Biondolillo, ieri ha contestato al commercialista Gian Gaetano Bellavia, già consulente di Procure e Tribunali, ed esperto consultato da redazioni tra cui Report.

È una sorta di boomerang dell’aver Bellavia denunciato nel marzo 2025 la sua ex collaboratrice storica (da 17 anni) Valentina Varisco, accusandola d’aver duplicato nel giugno-settembre 2024 col programma Fastcopy 1 milione di files dell’archivio dello studio, e ottenendo due mesi fa il rinvio a giudizio di Varisco per «accesso abusivo a sistema informatico» e «appropriazione indebita».

Nel fascicolo, però, era comparso un appunto di 36 pagine senza firma, data e timbro di deposito in Procura, apparentemente scritto in prima persona da Bellavia per spiegare al suo legale che i file «rubati» erano «ad altissima sensibilità» in relazione a 104 elencati nomi di personalità e 19 magistrati. «Non ne so nulla, se esiste non proviene da me», disse Bellavia, salvo poi riconoscervi «alcune comunicazioni riservate» con il legale sul «movente» di Varisco e sui «nomi di possibile interesse di agenzie investigative» dietro Varisco. Ieri sera Bellavia, in un comunicato di 8 pagine in cui non fa cenno all’interrogatorio, aggiunge un «giallo». Afferma di aver a febbraio 2025 «tempestivamente avvisato per le vie brevi la pm Silvia Bonardi a tutela del segreto istruttorio» di una sua indagine che stava nei dati rubati da Varisco, e poi il 10 giugno di averle «consegnato in via assolutamente riservata una sintesi sui documenti chiave della vicenda»: solo che, aggiunge in maniera enigmatica, «fra l’11 e il 17 giugno ignoti si sono appropriati» (in Procura? Nel suo studio?) «dei documenti riservati per la sola dottoressa Bonardi e li hanno inseriti selettivamente nel fascicolo già chiuso dal 3 giugno». A quel punto «avvisai anche il pm Roberto Pellicano, molti documenti esfiltrati erano relativi a sua inchieste di particolare rilevanza». Ora Bellavia giura che «non è mai esistito alcun dossier a favore di chicchessia», nega alcun trattamento dei dati «per finalità estranee agli incarichi professionali», e li definisce «solo normali archivi dell’attività professionale». Fa l’esempio delle consulenze su Banca Arner, Cit, Moby, Dollfus; mentre nomi come l’attore Luca Barbareschi o l’imprenditore Flavio Briatore, il leghista Alberto Di Rubba o l’immobiliarista Manfredi Catella «non riguardano minimamente indagini, bensì inchieste di Report con documenti da fonti aperte trasmessimi da Report per l’esame in quanto necessari per le conseguenti interviste». Invece negli anni «tutti i documenti consegnati in originale» dai magistrati — assicura — «sono stati di conseguenza restituiti nei modi e nei termini indicati dal pm» che di volta in volta procedeva.

 E, altro enigma, fa balenare di possedere «un audio» dove «il propalatore delle falsità alla stampa è individuato dalla sua stessa voce». Nuovi e ancor più vertiginosi numeri sono sfornati da Bellavia non nel comunicato, ma nel momento in cui taccia Varisco d’aver trafugato dallo studio anche una massa di dati 25 volte più grande (del volume duplicato nel 2024) in alcuni hard disk fisici dove Bellavia riversava il back-up di 41 anni d’archivio sui pc via via ammodernati sino a maggio 2020: 10 milioni di files, 290 relazioni di 50.000 pagine, 106 pratiche giudiziarie con 630.000 allegati e 77.000 mail. Molte delle quali — butta lì alla Procura — proprio con i magistrati che gli avevano conferito gli incarichi.

Caso file «rubati»: Gian Gaetano Bellavia, consulente di Report, indagato per violazione della privacydi Redazione Milano

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