Sei ragioni che possono convincere Trump ad attaccare l'Iran
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La decisione ormai è nelle mani di Donald Trump: lanciare l’attacco militare contro l’Iran, oppure no. I preparativi sono in corso da giorni. A questo punto gli Stati Uniti hanno ormai spostato “a distanza utile” una quantità di forze militari tale da permettere un intervento anche nell’immediato.
Il rafforzamento militare è proseguito nonostante proseguano i colloqui “indiretti” tra le due delegazioni di Washington e Teheran, a Ginevra e con la mediazione dell’Oman. L’Iran ha chiesto due settimane per presentare proposte diplomatiche più dettagliate, molti funzionari americani restano scettici sulla possibilità di un accordo. Trump pretende la rinuncia completa al programma nucleare, incluso lo stop all’arricchimento dell’uranio, mentre Israele — che potrebbe essere coinvolto in eventuali operazioni militari — spinge perché sia smantellato anche l’arsenale missilistico iraniano.
Israele si prepara da settimane a un possibile conflitto: lo stato di allerta è elevato e il governo ha anticipato una riunione del gabinetto di sicurezza. Il piano ipotizzato prevede un attacco congiunto di più giorni per infliggere danni severi e costringere Teheran a concessioni negoziali.
Se fosse imminente, il nuovo attacco cadrebbe a otto mesi dalla guerra di dodici giorni in cui Stati Uniti e Israele avevano colpito siti militari e nucleari iraniani.
Il dispiegamento americano è imponente: oltre 50 caccia aggiuntivi, decine di aerei cisterna per rifornimento in volo, due gruppi d’attacco con portaerei (la USS Abraham Lincoln e la USS Gerald Ford) con relative scorte di incrociatori, cacciatorpediniere e sottomarini. I possibili obiettivi includono missili balistici, depositi, siti nucleari e basi dei Pasdaran.
Fino a qualche settimana fa il Pentagono non si considerava del tutto pronto a sostenere le minacce di Trump: le forze americane nella regione, tra 30.000 e 40.000 uomini distribuiti in otto basi, disponevano di difese aeree insufficienti. Nell’ultimo mese però sono stati trasferiti sistemi Patriot e THAAD per intercettare i missili iraniani, insieme a numerosi caccia F-35, F-22 e F-16 e bombardieri strategici in stato di allerta. Ora i militari ritengono possibile proteggere truppe e alleati almeno per una campagna breve.
Quali sono i fattori che possono spingere il presidente degli Stati Uniti a ordinare l’attacco? Ci sono sei ottime ragioni per farlo. Le argomenta in modo dettagliato un autorevole esperto, che è una fonte di parte: Michael Rozenblat, ricercatore dell’Atlantic Council, ha lavorato nell’apparato di sicurezza israeliano. Il fatto che sia classificabile come un “falco”, tuttavia, non attenua l’interesse della sua analisi.
Da un lato, Rozenblat è........
