menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

La grande delusione di Putin: neppure Trump lo salva

47 0
25.02.2026

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Quattro anni di guerra sono di per sé una catastrofe per Putin: un bilancio di perdite umane tremendo anche sul lato russo, un costo economico immane, in cambio di un guadagno territoriale modestissimo. I propagandisti putiniani che in Occidente lo hanno sempre descritto come onnipotente e onnisciente, vivono dentro la sua «bolla» di menzogne, a cui molti russi hanno smesso di credere da tempo. La verità è che Putin ha paura di un accordo di pace – o di una semplice tregua – perché la fine della mobilitazione bellica lo metterebbe di fronte al proprio fallimento geopolitico: ha regalato alla Nato la Svezia e la Finlandia, ha innescato il riarmo di quella Germania che per due volte invase la Russia nel Novecento, ha perso influenti alleati dalla Siria al Venezuela, in cambio di cosa? L’Ucraina rischia di diventare il suo Vietnam o il suo Afghanistan: le due guerre in cui s’impantanarono l’America negli anni Sessanta e l’Unione sovietica negli anni Ottanta, pagandone dei prezzi altissimi anche sul piano strategico, o addirittura accelerando la propria dissoluzione interna nel caso dell’Urss.

La delusione più grande per lui è venuta da Trump. Il vertice in Alaska gli ha dato un contentino sul piano dell’immagine, ma è stato effimero, e i benefici non si sono materializzati. Un’esperta tedesca della Russia, Hanna Notte, direttrice dell’Eurasia Non-Proliferation Program, traccia un bilancio realistico del presunto idillio Trump-Putin che si è rivelato una beffa per lo Zar. Il suo articolo «Putin aveva grandi speranze su Trump. Sono state distrutte» è uscito oggi sul New York Times.

Notte parte da una lettura dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Quella scelta, osserva, non fu soltanto un’aggressione territoriale o il frutto di un’illusione strategica maturata nell’isolamento del potere. Fu anche una richiesta di rispetto. Dopo trent’anni di quella che Mosca percepiva come un’espansione occidentale ai........

© Corriere della Sera