Merz e Takaichi, le vite parallele all’ombra di Trump di Berlino e Tokyo (e in Europa torna la questione tedesca)
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Merz e Takaichi, le vite parallele all’ombra di Trump di Berlino e Tokyo (e in Europa torna la questione tedesca)
La storia di Germania e Giappone è segnata da un inseguimento degli Usa durato un secolo e mezzo. La capacità di presidiare i mercati non basta più. Le ripetute innovazioni degli Stati Uniti (e della Cina) vanificano l’inseguimento
A sinistra il cancelliere tedesco Friedrich Merz con Sanae Takaichi, la premier di Tokyo che ha stravinto le elezioni otto giorni fa
(Questo articolo è stato tratto dalla newsletter Whetever it takes di Federico Fubini, se vuoi iscriverti clicca qui)
Non riesco a pensare a due paesi le cui vicende siano parallele, nell’ultimo secolo e mezzo, come quelle di Germania e Giappone. Entrambi arrivano tardi alla rivoluzione industriale, entrambi imitano ed espandono le tecnologie sviluppate altrove nell’800; ma in pochi decenni ascendono ai vertici della capacità produttiva e perseguono, da prima della Prima guerra mondiale, un imperialismo aggressivo che li porterà alle catastrofi di Dresda, Hiroshima e Nagasaki nel 1945. Entrambi allora si spogliano non solo della propria identità imperiale, ma di grandissima parte delle capacità militari – trasformandole quasi in un tabù – e risorgendo nel dopoguerra come potenze esportatrici di auto, macchinari e altri beni d’investimento. Entrambi prosperano nella globalizzazione a guida americana come alleati privilegiati del Paese leader, ma finiscono per toccare i limiti di un modello di sviluppo dipendente dall’export e minato da una crisi demografica e dei consumi interni; entrambi vivono in anni recenti la tensione che deriva dall’avere vicini più grandi, dagli eserciti più forti e decisi a riscrivere l’ordine mondiale formatosi nel dopo-guerra fredda (per il Giappone la Cina, per la Germania la Russia). Entrambi, infine, sono destabilizzati da nuovi dubbi sulle garanzie di sicurezza americane del dopoguerra. Per questo guardare al Giappone oggi aiuta a riflettere sulla Germania. E comprendere la logica di Sanae Takaichi, la premier di Tokyo che ha stravinto le elezioni otto giorni fa, potrebbe aiutare a capire quella del suo collega di Berlino Friedrich Merz o magari del governo tedesco che verrà dopo l’attuale.
Storia industriale a due
Il passato getta un po’ di luce sul presente. La storia di Germania e Giappone è segnata da un inseguimento del Paese-leader durato un secolo e mezzo, secondo i dati del Maddison Project Database. Nel complesso, è un inseguimento incompiuto: per gran parte di questo periodo entrambi i Paesi sono stati lontanissimi dai livelli di reddito per abitante degli Stati Uniti e, quando si sono avvicinati, hanno di nuovo perso terreno.
Nel 1871 la Germania era al 58% del reddito americano e il Giappone attorno al 20%
Nel 1914, inizio della Grande Guerra, la Germania era al 53% e il Giappone al 26%
Nel 1939, inizio della Seconda guerra mondiale, la Germania era al 77% e il Giappone al 43%
Nel 1946, dopo la disfatta, la Germania era al 24% e il Giappone al 19%
Nel 1984, alla vigilia della frenata nipponica, Germania e Giappone erano al 73%
Nel 2011 Germania e Giappone erano, rispettivamente, all’87% e al 70% degli Stati Uniti
Nel 2022 avevano perso terreno: al 79% e al 65%
Messo su un grafico, questo andamento appare così (la fonte è sempre il Maddison Project Database).
Giappone e Germania hanno sublimato la durissima lezione del 1945 in potenza industriale e sono divenuti, rispettivamente, primo Paese al mondo per «complessità economica» e primo nell’Unione europea. Quest’ultima è una classifica messa a punto nell’Università di Harvard che misura la varietà dei prodotti dei vari Paesi e quella dei mercati che essi raggiungono, in........
