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L'imprenditore punito che si è dato fuoco sulla piazza Rossa, i reclutatori da 6.100 euro a soldato (anche malato): cosa succede in Russia

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27.12.2025

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Il conflitto dura ormai da così tanto, che sta modellando su di sé le strutture dell’economia e della società russa: nascono nuovi mestieri mentre almeno 34 imprenditori e manager della filiera militare-industriale sono in carcere

Vladimir Putin paragona spesso l’aggressione all’Ucraina alla «Grande guerra patriottica» contro il Terzo Reich. Ma forse neanche lui ha pensato fino in fondo alle implicazioni. Tra venti giorni la guerra all’Ucraina scatenata il 24 febbraio 2022 sarà durata per la Russia più della Seconda guerra mondiale. 

Allora l’Armata rossa in 1.418 giorni respinse e mise in rotta la Wehrmacht, quindi proseguì fino a occupare l’Europa centro-orientale. Ottant’anni dopo, l’esercito di Mosca è impantanato in poche decine di chilometri quadrati di Donbass contro forze cinque volte meno numerose e non riesce a consolidare il controllo di piccoli centri devastati come Pokrovsk e Kupiansk. 

Il conflitto dura ormai da così tanto, che sta modellando su di sé le strutture dell’economia e della società russa. Nascono nuove rendite di posizione per alcuni, mentre altri si lasciano andare ad atti di autolesionismo che ricordano precedenti fatali nella storia sovietica. 
Nel gennaio 1969 uno studente ventunenne di Praga, Jan Palach, si dette fuoco nella piazza San Venceslao in un atto di denuncia dell’invasione dell’Armata rossa di pochi mesi prima. Cinquantacinque anni dopo Vladimir Arsenyev, un imprenditore russo attivo nel complesso militare-industriale, si è cosparso di benzina e si è immolato sulla Piazza Rossa di fronte al Cremlino esattamente nello stesso modo.

di  Francesco Battistini

Intanto però c’è chi ricava dalla guerra nuovi mestieri: per esempio una torma di intermediari che prospera procurando all’esercito volontari disposti a firmare i contratti per combattere in Ucraina. La vicenda di Vladimir Arsenyev fa di lui un’eccezione solo per il tentativo – fallito – di togliersi la vita. Non per le condizioni che lo hanno portato a quel gesto: oggi decine di imprenditori russi dell’industria di guerra sono in carcere o sotto processo per non essere riusciti a mantenere il ritmo frenetico delle consegne di materiale bellico imposto dal governo. 

Nel caso di Arsenyev, uno scienziato settantacinquenne, il contratto del ministero della Difesa prevedeva la produzione di dispositivi di comunicazione integrati ai caschi per gli equipaggi dei tank. L’azienda che lui dirige, Istituto........

© Corriere della Sera