Il Sud supera il Nord? Per alcuni distretti sì, ed è la prima volta dall’Unità d’Italia: ecco quali
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Il Sud supera il Nord? Per alcuni distretti sì, ed è la prima volta dall’Unità d’Italia: ecco quali
I distretti più produttivi del Sud sono nei settori ad alta crescita: digitale, aerospazio, farmaceutica, semiconduttori, tecnologie verdi. Anche perché dal mondo Ict molte aziende del Nord si trasferiscono in cerca di bassi costi
Questo articolo è apparso in origine nella newsletter «Whatevere it takes» del Corriere della Sera, a cura di Federico Fubini. Per iscriversi, cliccare qui.
Se l’essenza del giornalismo è l’uomo che morde il cane, allora è il momento di parlare del Mezzogiorno d’Italia. Sta battendo il Nord, per certi aspetti. Soprattutto, sta battendo il Centro del Paese. Sono successi limitati, relativi, pieni di distinguo da fare e comunque soggetti a conferme tra un anno o magari tra cinque. Ma sono successi reali, misurabili, spiegabili solo in parte con una stagione post-pandemica in cui la spesa pubblica si è indirizzata relativamente di più verso il Sud. Sta succedendo anche qualcosa di diverso e più interessante: da pochi anni si stanno formando isole di dinamismo meridionale – Napoli e dintorni, Bari e dintorni, Catania e dintorni – per certi aspetti come non se ne vedevano dagli anni ’60. Il Mezzogiorno nel complesso da anni cresce più del resto del Paese.
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Ma non è tanto questo. È che per la prima volta nella storia dell’Italia unita certi distretti del Sud sono posizionati meglio nelle catene internazionali del valore di certi distretti del Centro-Nord. Questi ultimi sono tradizionalmente legati alla meccanica, all’auto, all’integrazione analogica con una Germania che rallenta. I distretti più produttivi del Sud invece sono relativamente più concentrati nei settori ad alta crescita di questo secolo: digitale, aerospazio, farmaceutica, semiconduttori, tecnologie verdi (anche qui, con dei distinguo). E poi c’è un fatto che mi fa ripensare al libro di Thomas Friedman del 2005 «The World is Flat» («Il mondo è piatto»). Fu l’equivalente della «fine della storia» di Francis Fukuyama, applicata al commercio e alle tecnologie. L’idea di Friedman era che ormai l’economia internazionale fosse ormai un campo da gioco senza attriti, dove sarebbe stato ovvio per un americano avere il radiologo di fiducia a Bangalore (oggi Bengaluru) e il sarto a Shanghai. Oggi quella tesi fa tenerezza, nell’era di Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping. Ma se il mondo non è più piatto, l’Italia invece lo è. E una bella fetta del mondo delle Information and Communication Technologies delle aziende del Nord Italia – e non solo – si trasferisce verso Sud a cercare bassi costi. Ma anche competenze elevate. Vediamo.
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Lorenzo Seritti, 40 anni, è di Picerno, 5.500 abitanti in provincia di Potenza. Si è laureato al Politecnico di Milano. Ha avuto negli anni esperienze a Procter & Gamble, l’Oréal, Sky, 20th Century Fox-Disney, Sony Pictures. È espatriato a Berlino e ha lavorato per una decina di anni a una serie di start-up che fondevano i settori dei viaggi e dei media. Da qualche anno ha fondato con Luca Pignatti, uscito da Politecnico di Milano e con oltre dieci anni di carriera in Airbus, ha un fondo di venture capital che raccoglie finanziamenti dagli italiani all’estero e dalla comunità italo-americana negli Stati Uniti per concentrarsi sulle fasi preliminari delle........
