La scelta del governo di colpire l’editoria
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La scelta del governo di colpire l’editoria
Con la riformulazione di un emendamento al decreto Milleproroghe sono state tolte di netto quelle agevolazioni all’informazione, alla carta, che la maggioranza (ottenendo l’avallo anche dell’opposizione) inizialmente aveva proposto
Lo schiaffo brucia ancor di più perché a parole il governo e la maggioranza non fanno che richiamare giornali, giornalisti e mondo dei media a una sempre maggiore responsabilità nel loro lavoro. Alla necessità di un’informazione libera quanto accurata, forte nel contrastare la deriva dei social. Di colpo tutto ciò si è trasformato soltanto in chiacchiere. Con la riformulazione di un emendamento al decreto Milleproroghe sono state tolte di netto quelle agevolazioni all’informazione, alla carta, che la maggioranza (ottenendo l’avallo anche dell’opposizione) inizialmente aveva proposto.
Favorite le news usa e getta
Il sapore di una presa in giro se non qualcosa di più. Una voglia di voler far capire chi conduce il gioco e di colpire chi non è gradito. Tanto più che l’entità delle somme è nei dintorni degli zero virgola in un Paese che fa manovre da decine di miliardi. L’informazione forte e di qualità diventa un qualcosa di non più necessario. Altro che pilastro della democrazia. A essere favorite, consapevolmente o meno poco importa, sono quelle news usa e getta che spingono i cittadini a schierarsi più che a comprendere la natura delle questioni, i reali punti di divisione tra diverse visioni.
Fake news: alterano i rapporti sociali
Finite nel cestino dichiarazioni su dichiarazioni sui rischi di notizie di incerta verifica veicolate da social e piattaforme digitali che contribuiscono a indebolire comunità rese sempre più fragili dalla rivoluzione digitale. Dimenticati gli appelli che a ogni convegno e persino in iniziative di governo sull’Intelligenza artificiale sottolineavano i pericoli legati agli algoritmi. Alla creazione di quelle fake news che alterano i rapporti sociali, che aumentano il divario tra le classi.
La decisione di riformulare quell’emendamento al decreto Milleproroghe da parte del governo fa capire che l’editoria è strategica solo in teoria. Non quando si tratta di sostenere un settore che tra mille difficoltà è riuscito a garantire livelli di accettabilità a un dibattito spesso sopra le righe. Oggi, nonostante il calo delle vendite delle copie cartacee e la moria, nel disinteresse dei partiti, di quei punti di socialità fisica che erano le edicole, l’editoria fa sì che ancora decine di milioni di cittadini possano accedere a informazioni approfondite e accurate. E questo grazie ai giornali. Cartacei ma anche in edizione replica digitale su tablet e telefonini. Si è scelto di togliere ossigeno a un intero settore che si è speso e si sta spendendo per alimentare qualcosa di immateriale certo, di poco visibile sicuramente, ma che è alla base di ogni comunità democratica: un’informazione all’altezza di un Paese, che si vuole tra i grandi del mondo.
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