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L’analisi della manovra: i conti in ordine, alcune buone misure (e due scelte critiche su rottamazione e oro di Bankitalia)

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25.12.2025

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Si è parlato di «austerità», ma non ci sono le strette viste in passato. La legge di bilancio non include riforme in grado di cambiare la capacità di crescita dell’economia italiana: nessuna rivoluzione

Habemus legem de rationibus publicis! (spero la traduzione in latino vada bene; mi sembrava necessario un inizio un po’ enfatico dato il travagliato percorso della legge durante le ultime due settimane). La legge di bilancio per il 2026 è stata approvata dal Senato e alla Camera spetta solo un voto senza sorprese, il che ci dice, ancora una volta che abbiamo un monocameralismo di fatto e sarebbe ora di formalizzarlo (ma questa è un’altra storia). Che dire di questa legge?

Molti hanno parlato di «austerità». A me non sembra. Guardiamo al deficit pubblico: è la differenza tra le spese e le entrate e quindi sono i soldi netti che lo stato mette nell’economia, una buona (prima) approssimazione di quanto il settore pubblico sostenga imprese e famiglie. L’austerità non c’è né in termini di livello del deficit né della sua variazione rispetto al 2026. Il deficit si riduce dal 3,0% del Pil di quest’ anno al 2,8%, una variazione modesta. Niente a che fare con le strette operate in passato, quando si prendevano misure restrittive di un paio di punti percentuali di Pil. Quanto al livello, al 2,8% il deficit è ancora ben più alto di quello medio del quinquennio pre-Covid (2,2%). Paradossalmente, in quel quinquennio il deficit più basso (1,6% del Pil) si registrò nel 2019, quando al governo ci stavano insieme (incredibile a dirsi) Lega e 5Stelle, i due partiti che (con le ovvie eccezioni per la Lega) più vocalmente hanno criticato la cosiddetta........

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