Teheran e i nostri silenzi
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Proprio mentre lamentavamo la morte dellâOccidente, la crisi dei suoi valori, la fine della sua storia, ecco milioni di iraniani che darebbero la vita, anzi, stanno dando la vita per condividere le nostre conquiste: libertà , benessere, tolleranza. Il diritto delle donne di sciogliersi i capelli e accendersi una sigaretta in pubblico; dei giovani di baciarsi per strada e ascoltare la musica che gli pare; dei padri di famiglia di non morire di fame perché il governo spende le sue risorse in missili per alimentare una rivoluzione globale, e poi non riesce a difendere più nemmeno i propri cieli.
La storia si è rimessa in moto. A Teheran, a Isfahan, a Mashhad, a Shiraz, a Qom, i tetri sgherri in grigio della teocrazia sparano sulle folle, inseguono i manifestanti fin negli ospedali, provano a spegnere lâincendio al solito modo, colpendo e terrorizzando il proprio stesso popolo.
Ma il regime degli ayatollah è fallito da tempo. Fu il primo nellâIslam, in tempi moderni, a sollevarsi contro lâOccidente e il Satana americano: quando nel 1979, ormai quasi mezzo secolo fa, il popolo iraniano cacciò lo Scià , alle forze progressiste dâEuropa parve una nuova «rivoluzione........
