La morte del bimbo di Napoli, quell'errore indicibile e il dovere che ci resta: fare in modo che non possa accadere più
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La morte del bimbo di Napoli, quell'errore indicibile e il dovere che ci resta: fare in modo che non possa accadere più
Domenico, il bimbo di Napoli cui era stato trapiantato un cuore «bruciato» a causa di una procedura di trasporto sbagliata, è morto. E a noi resta un dovere: quello di trasformare questa tragedia in un seme. Perché non possa più capitare
Domenico non vedrà mai più l’albero della vita a cui tendeva «la pargoletta mano», come nella poesia di Giosuè Carducci per la morte del figlioletto di appena tre anni. Il pianto antico di quel padre dell’Ottocento, e di innumerevoli tante madri e padri nella crudele storia dell’umanità, si ripete oggi di fronte a un fallimento della modernità e della nostra pretesa di onnipotenza tecnologica.
Come si addice a una grande tragedia, il cuore dell’intera comunità nazionale ha battuto all’unisono sull’asse Bolzano-Napoli, alternando un moto di sconcerto prima, di speranza poi e di dolore infine, che ha pochi precedenti. Viene da pensare a Vermicino, la terribile storia di quel bimbo, Alfredino, caduto a sei anni in un pozzo artesiano a sessanta metri sottoterra. Per ore........
