Il senso del limite
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«Rigore è quando arbitro fischia». Questo motto, reso molto popolare nel mondo del calcio dall’elementare italiano di un simpatico allenatore straniero, è perfetto per spiegare il senso dell’inusuale intervento di Sergio Mattarella alla riunione del Csm. È un modo per dire: basta litigare, mettiamo fine alle polemiche, e rispettiamo ciascuno i propri ruoli. Ce n’era bisogno. Si era superato il limite.
È molto chiaro il primo destinatario del rimprovero: il governo, alias il ministro di Giustizia Nordio, il quale qualche giorno fa aveva parlato di un «sistema para-mafioso» imposto dalle correnti nel Csm. Senza far nomi, Mattarella (che per Costituzione presiede quell’organo, e che ha avuto un fratello ucciso dalla mafia) ha spiegato perché, per la prima volta in undici anni, abbia partecipato ai lavori ordinari del Consiglio: «Per ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni, nei confronti di questa istituzione». La quale, ha ricordato, ha un «ruolo di rilievo costituzionale».
Manca ancora un mese al referendum sulla riforma che separa le carriere di giudici e pm, e che perciò duplica l’organo di autogoverno della magistratura.Eppure, per la violenza verbale e l’esagerazione degli argomenti, sembra di stare a poche ore dal voto. Se si continua, così come finirà? si sarà chiesto Mattarella. Il suo intervento ha dunque anche il senso di un’ammonizione (per restare nella metafora calcistica) a inizio partita. In modo che tutti capiscano che devono darsi una calmata. Un effetto........
