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Giustizia e referendum: un allarme che non c’è

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14.01.2026

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Se si mobilitano anche Maurizio Landini e Sigfrido Ranucci, allora si può star sicuri che «la democrazia è in pericolo»: non può che trattarsi di un «attentato alla Costituzione». E infatti, la campagna referendaria dei sostenitori del No alla separazione delle carriere dei magistrati è partita proprio così. Non è, a dire il vero, la prima volta che si grida «al lupo, al lupo» (l’ultima fu appena sei mesi fa, per abrogare il Jobs Act); e speriamo che non dovremo mai pentirci della facilità con cui in Italia si lancia l’«allarme democratico», il giorno in cui ci dovesse servire davvero.
In ogni caso, l’accusa rivolta alla riforma Nordio di essere «contro la Costituzione» appare letteralmente infondata, e tenteremo di spiegare perché.

Intendiamoci: non stiamo dicendo (non in questa sede almeno) che è una buona legge, o che andrebbe approvata. Ognuno è libero di deciderlo da sé, per questo si fa il referendum. I fautori del No possono insomma sostenere ragionevolmente — come del resto fanno — che la riforma sia inutile perché non accorcia la durata dei processi, che non sia la priorità perché i problemi degli italiani sono altri, o che è fatta in dispetto ai magistrati. Tutte affermazioni opinabili, ma pienamente legittime.
Quello che invece non si può proprio dire è che avviare la separazione delle carriere tra........

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