Orbán, Rogoredo e la nuova destra una torsione per la democrazia
Caro Aldo,penso che il nostro governo sia rimasto imbarazzato per la vicenda del poliziotto di Rogoredo, attesa l’assoluzione a prescindere pronunciata da alcuni suoi esponenti. Non vedo disagio, invece, per i continui veti posti da Orbán, loro amico e alleato, contro l’Ucraina. Ritengo che la stampa in generale dia poco rilievo a questo perdurante e ostile atteggiamento dell’autocrate di Budapest, buono altrimenti a prendersi i fondi europei. Perché non si fa una campagna per cacciarlo fuori dall’Ue?Natale Occhipinti
Caro Natale,Lei mette insieme argomenti solo all’apparenza distanti. Orbán sta apertamente con Putin. Cacciare l’Ungheria dall’Unione europea non è una buona idea; Orbán non è l’Ungheria, è il leader che la governa in questo momento. Il vero errore è condizionare all’unanimità di ventisette Paesi decisioni che andrebbero prese a maggioranza; vedremo se poi Orbán porterebbe l’Ungheria fuori dall’Europa, rinunciando a quelli che in Sicilia chiamano «piccioli». Sul pasticciaccio brutto di Rogoredo, Salvini si è giocato quel poco di credibilità che gli restava. Fare concorrenza a destra alla Meloni si è rivelato un errore, aggrapparsi a Vannacci pure; nei sondaggi la Lega è staccata di due punti da Forza Italia ed è stata superata da Verdi e Sinistra; non si capisce cosa aspettino i leghisti a darsi una nuova strategia e magari un nuovo leader. Resta un dato. Non soltanto la destra di Orbán e Salvini, pure quella che governa la prima potenza mondiale e Paesi importanti, come Israele, imprime alla democrazia, al diritto internazionale e financo ai comuni sentimenti umani una torsione che fino a poco fa non sarebbe stata immaginabile, violando regole che parevano elementari. Netanyahu che costringe gli ambasciatori israeliani a cancellare i segni di cordoglio per la morte di Papa Francesco, l’ambasciatore americano a Parigi Charles Kushner che, convocato per due volte, per due volte non si presenta. Non è solo arroganza; sono atteggiamenti da regime autoritario, da ayatollah. Certo, negli Stati Uniti e in Israele si vota. Ma Trump e Netanyahu sono lì proprio per le conseguenze di un voto popolare.
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