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Quei silenzi sul San Carlo

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21.04.2026

Dodici iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Napoli (truffa, peculato e falso i reati ipotizzati a vario titolo dai magistrati); perquisizioni e sequestri effettuati dalla Guardia di finanza nella sede della Fondazione (e non solo); un’inchiesta (ben) avviata anche dalla Corte dei conti. Insomma, al di là di come andrà a finire, e tenuta in debita considerazione la presunzione di innocenza di chi oggi risulta coinvolto nell’attività investigativa (in taluni casi personaggi di caratura internazionale), della bufera giudiziaria che si sta abbattendo sul San Carlo — o più precisamente sulla precedente gestione del Teatro — in città si parla tanto. Eccome. Peccato, però, che dai quartier generali delle istituzioni-socie del Massimo non vi sia stato un solo commento ufficiale. Nessuna presa di posizione.

Garbo? Cautela? Chissà. Eppure qui non siamo di fronte a una realtà privata. E per capirlo meglio basta consultare gli atti ufficiali: spulciando i dati del bilancio 2024 del Lirico partenopeo, l’ultimo pubblicato sul portale, infatti, si evince che i contributi degli azionisti per il funzionamento del Massimo ammontano — nel solo anno preso in esame — a oltre 27,5 milioni di euro. E gli azionisti in questione sono lo Stato (attraverso il Mic), che ha versato più di 15,6 milioni; la Regione, che ha messo sul tappeto 5 milioni; il Comune e la Città metropolitana di Napoli che, insieme, hanno garantito oltre 6,9 milioni. Dunque, quando la Procura della Repubblica e i magistrati contabili ipotizzano distorsioni nella gestione della Fondazione, stiamo parlando essenzialmente di accuse collegate all’utilizzo di risorse pubbliche. Un tempo si diceva della collettività.

Ora, se non ci sfugge qualcosa, l’unica voce che si è levata per commentare le ultime notizie di cronaca giudiziaria, è stata (ancora una volta) quella dell’ex governatore Vincenzo De Luca. L’attuale candidato-sindaco a Salerno, va ricordato, in passato aveva più volte denunciato opacità collegate al Teatro, chiedendo ripetutamente — quando era presidente della Regione e quindi «socio» — una grande «operazione verità» attorno al Massimo. Lo stesso rappresentante da lui designato nel consiglio d’indirizzo, l’economista Riccardo Realfonzo, a più riprese ha criticato, anche con note a verbale, la vecchia gestione del Lirico. Al pari di quanto hanno fatto, pubblicamente, nei mesi scorsi, i due rappresentanti designati dal Ministero della Cultura nel board: l’imprenditrice Marilù Faraone Mennella e il rettore Gianfranco Nicoletti.È un fatto, peraltro, che i tre consiglieri in questione, hanno garantito la maggioranza in seno al Cdi per la nomina del nuovo sovrintendente, Fulvio Adamo Macciardi; scelta arrivata all’esito di un lungo tira e molla. Scontro politico che strada facendo si è arricchito di un’appendice legale avviata dal sindaco Gaetano Manfredi (che del Teatro è presidente di diritto).Posto che il neo timoniere Macciardi, alla testa pure di Anfols, l’associazione delle Fondazioni lirico-sinfoniche italiane, si ritrova — appena arrivato — a gestire un problema di non poco conto, quantomeno di immagine; appare difficile spiegarsi perché nessuno — versante istituzioni — abbia pensato di scendere in campo per dire qualcosa. Sia pure per forma. Magari per far comprendere a tutti che il San Carlo è e resta un bene di tutta la città. Per assicurare ai dipendenti e a quelli che vogliono bene al Teatro un impegno costante. O anche, perché no, per chiedere che sia fatta piena luce, e al più presto, sull’intera vicenda.Le ipotesi avanzate dagli investigatori sono allarmanti e, se provate, di una certa gravità. Possibile che della questione si debba discutere esclusivamente nei salotti della città?

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21 aprile 2026 ( modifica il 21 aprile 2026 | 07:49)

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