Sulle strisce pedonali
Stavo attraversando col mio solito passo svelto, nella luce dolce di un sole ancora primaverile, Piazza Monteoliveto e scendendo verso la fontana di Carlo II, commissionata dal viceré Pietro d’Aragona all’architetto Donato Antonio Cafaro nel 1668, pensai che a differenza di altre fontane di Napoli che avevano subito continui spostamenti nei secoli - come per esempio la Fontana del Nettuno - quel magnifico esemplare originale di epoca barocca, era sempre rimasto lì, storicamente nel suo sito originario. Una compagna d’avventure e di sbornie nei vivaci sabato sera del centro, per giovani e studenti della vicina facoltà di Architettura da diverse generazioni, esposta oltre alle intemperie del tempo, anche al loro passaggio non sempre rispettoso della sua veneranda età, seduti in gruppo sulla sua fragile cimasa in pietra calcarea fino a tarda notte, lasciandola spesso ricoperta di spazzatura al mattino seguente. Motivo che ha poi spinto l’amministrazione comunale a recintarla con un cancello di ferro protettivo.
Eppure quella bellissima testimone privilegiata e comprensiva, quante storie avrebbe potuto raccontare.Da sempre lì, all’angolo con Via sant’Anna dei Lombardi, Calata Trinità Maggiore e l’infernale attraversamento pedonale che le unisce. In fondo, attraversare le strisce pedonali è un po’ come andare in contro al proprio destino ma in tempo reale. Sulle........
