In Campania è allarme per i cyber “cavallo di ritorno”. Guerra ibrida alle imprese: «Dietro gruppi terroristici»
Nel mirino numerose aziende campane. Gli inquirenti: una nuova ondata. Gli hacker bloccano le attività e poi chiedono soldi. L'imprenditore: «Ho dovuto mettere mettere temporaneamente tutti i dipendenti a riposo».
«Mi hanno paralizzato l’azienda, non mi è restato altro che mettere temporaneamente tutti i dipendenti a riposo». È il racconto di un imprenditore napoletano, uno dei diversi titolari di aziende, tra capoluogo e provincia, finiti negli ultimi mesi nel mirino degli hacker. Un attacco informatico che ha bloccato l’intera attività e trasformato computer, archivi e server in una prigione digitale. Poi è arrivata la richiesta: soldi per far tornare tutto come prima.
Una sorta di «cyber-cavallo di ritorno»; verosimilmente un atto di guerra ibrida alle aziende. Prima l’intrusione, quindi il blocco dei sistemi o la sottrazione dei dati. Infine, il ricatto: pagare per riavere ciò che fino a quel momento apparteneva alla vittima. L’imprenditore ha scelto di denunciare tutto alla Polizia postale. Altri, spiegano gli investigatori, preferiscono pagare. Perché quando un’azienda è ferma, ogni ora produce un danno e quando ad essere minacciati sono dati sensibili, clienti e informazioni riservate, alla perdita economica si aggiunge quella d’immagine.
«Si tratterebbe di una nuova ondata», riferiscono gli inquirenti. Ma il fenomeno non è nuovo. Il ransomware è noto da almeno 15 anni. Nel tempo, però, le tecniche di intrusione si sono........
