La camorra torna a uccidere:
Due omicidi nella stessa giornata confermano come la zona sia ancora al centro di dispute tra organizzazioni criminali
Due omicidi nel giro di poche ore, due agguati compiuti in mezzo alla gente, con modalità che riportano alla memoria le stagioni più violente della camorra. È tornata altissima la tensione nell’area a nord di Napoli dopo i delitti avvenuti ieri ad Arzano e a Marano. Gli investigatori escludono, almeno per il momento, un collegamento diretto tra i due episodi. L’unico elemento in comune è il tempo: poche ore di distanza tra un agguato e l’altro. E la spregiudicatezza dei killer, entrati in azione in mezzo alla folla, incuranti del rischio di colpire passanti innocenti.
Ad Arzano la vittima è Armando Lupoli, 49 anni. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo sarebbe stato un bersaglio preciso, scelto con attenzione. Gli investigatori lo considerano una vittima “trasversale”: Lupoli sarebbe infatti imparentato con un giovane ritenuto vicino al gruppo criminale attivo nella zona della 167. Un dettaglio che orienta le indagini verso la pista camorristica e che potrebbe rappresentare il segnale di una tensione mai davvero sopita in un territorio storicamente conteso.Arzano, del resto, è da decenni uno dei nodi più sensibili dell’hinterland partenopeo. La presenza del cosiddetto clan della 167, radicato nel quartiere popolare da cui prende il nome, viene ritenuta dagli investigatori una realtà criminale consolidata. Una struttura capace negli anni di mantenere un controllo diffuso del territorio attraverso attività illecite che spaziano dal traffico di stupefacenti alle estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori locali.
Una storia che affonda le radici nei primi anni Ottanta, quando la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo iniziò a espandersi nelle periferie napoletane con l’obiettivo di monopolizzare i traffici illegali e imporre il proprio dominio anche sulle attività economiche della zona. Per circa un decennio l’egemonia degli uomini di Cutolo fu quasi incontrastata. L’equilibrio si ruppe all’inizio degli anni Novanta con la nascita della Nuova Famiglia, cartello criminale formato da diversi clan intenzionati a sottrarre il controllo dei traffici alla Nco. Lo scontro sfociò in una guerra sanguinosa che portò alla disgregazione dell’organizzazione di Cutolo. In quella fase Arzano finì sotto l’influenza del clan Moccia di Afragola.
Negli stessi anni il territorio fu interessato anche dall’espansione del gruppo guidato da Paolo Di Lauro, detto “Ciruzzo ’o milionario”, che puntava al controllo delle piazze di spaccio dell’area nord di Napoli. Gli uomini dei Di Lauro si insediarono progressivamente anche ad Arzano, organizzando nuove basi per il traffico di droga. L’arresto di diversi vertici del clan e la successiva gestione affidata al figlio Cosimo Di Lauro portarono, all’inizio degli anni Duemila, a una profonda frattura interna. Da quella spaccatura nacque il gruppo degli “scissionisti”, guidato da Raffaele Amato, dando origine alla sanguinosa faida di Secondigliano.
Proprio all’interno di queste dinamiche si inseriscono gli equilibri criminali che negli anni successivi hanno portato all’affermazione del gruppo dei Cristiano, nucleo del cosiddetto clan della 167, divenuto progressivamente protagonista nella gestione degli affari illeciti ad Arzano. È in questo contesto che gli investigatori collocano l’omicidio di Lupoli. Non è escluso che l’agguato possa essere collegato a nuove tensioni interne o alla volontà delle nuove leve di ridefinire equilibri e gerarchie criminali.
Diverso, almeno nelle prime ricostruzioni, lo scenario dell’omicidio avvenuto a Marano. Qui la vittima è Castrese Palumbo, 79 anni, figura ritenuta da tempo inserita nelle dinamiche della camorra locale. Palumbo, parente acquisito della famiglia Nuvoletta — era cognato del boss Angelo — avrebbe maturato negli anni un peso criminale legato anche ai lunghi periodi trascorsi in carcere. Secondo gli investigatori, negli ultimi tempi l’uomo avrebbe iniziato ad avanzare richieste sempre più insistenti all’interno degli equilibri del territorio. Una sorta di ritorno sulla scena che non sarebbe stato gradito ad altri esponenti della criminalità locale. Da qui, l’ipotesi che l’omicidio rappresenti una punizione esemplare, un messaggio lanciato con modalità eclatanti.
Vai a tutte le notizie di Napoli
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania
8 marzo 2026 ( modifica il 8 marzo 2026 | 10:19)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Partecipa alla discussione
