Il trapianto su Domenico e il giallo degli orari, la mamma ai pm che indagano: «Il cuore nuovo arrivò alle 14.30»
Patrizia Mercolino ascoltata per la prima volta in Procura. L'orario effettivo di arrivo dell'organo in sala operatoria è uno dei punti cruciali da chiarire, anche alla luce della nuova accusa di falso nella cartella clinica per due medici
«Il cuore da trapiantare arrivò alle 14:30». La circostanza è stata confermata da Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e cinque mesi, morto il 21 febbraio all'ospedale Monaldi dopo aver trascorso sessanta giorni in terapia intensiva, tenuto in vita dal macchinario ECMO, in seguito ad un trapianto di cuore fallito.
Mamma Patrizia aveva chiesto di essere ascoltata nell'ambito delle indagini coordinate dalla Procura di Napoli (procuratore aggiunto Antonio Ricci, sostituto Giuseppe Tittaferrante) e condotte dai carabinieri del Nas di Napoli, guidati dal colonnello Alessandro Cisternino. Ieri mattina, la madre del piccolo è stata ascoltata in Procura, proprio nella giornata in cui al reato di omicidio colposo contestato al momento nei confronti di sette persone, si è aggiunto per due degli indagati anche l'accusa di falso, per alcuni dati riportati nella cartella clinica.
«Patrizia Mercolino è stata sentita per sommarie informazioni – ha spiegato l'avvocato Francesco Petruzzi – ed ha messo nero su bianco per la prima volta alcuni punti, come il fatto che il contenitore isotermico con il cuore ghiacciato proveniente da Bolzano è giunto al Monaldi alle 14:30 del 23 dicembre. La prima testimone dell'arrivo del cuore al Monaldi è proprio lei». Un dato - quello dell'orario - che rientra tra le contestazioni mosse al momento dalla Procura nei confronti del cardiochirurgo Guido Oppido e della seconda operatrice Emma Bergonzoni, che hanno rispettivamente firmato e controfirmato la cartella clinica. Intanto, è slittata a oggi pomeriggio la nascita ufficiale della Fondazione Domenico Caliendo. Alle 16 ci sarà la firma con il notaio Roberto Dante Cogliandro, alla presenza di mamma Patrizia Mercolino, papà Antonio Caliendo e degli altri promotori. La Fondazione si occuperà di fornire supporto a chi ritiene di essere vittima di malasanità, a partire dall’assistenza legale passando per il supporto relazionale e psicologico.
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