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I 186 genitori dei bimbi cardiopatici solidali con Oppido: «Chi ci giudica ignora i nostri pianti»

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11.03.2026

La drammatica vicenda del bimbo morto dopo il trapianto fallito e le accuse al team che l'ha operato. Polemica dopo i sospetti sul web e di Martusciello. L'ex primario Caianiello in tv: «Oppido protetto politicamente»

«Tra noi ci sono genitori che, purtroppo, hanno perso i loro figli cardiopatici e chi ci valuta dall’esterno, ignora le ansie, le angosce, i pianti e le trepidanti aspettative. È all’oscuro del fatto che un nostro neonato, sin dal primo vagito deve, obbligatoriamente, essere protetto da un’incubatrice neonatale con fili, flebo ed essere collegato h24 ad un monitor».

Continua lo scontro a distanza tra i 186 genitori di bambini «salvati dal professor Guido Oppido e dai medici del Monaldi» che così replicano ai commenti circolati dopo la lettera in cui hanno espresso solidarietà al cardiochirurgo, coinvolto nell’indagine della Procura di Napoli sulla morte di Domenico Caliendo, il bimbo deceduto dopo un trapianto di cuore fallito. 

«Chi è il regista della raccolta di firme a favore di Oppido? Basta rispondere a questa domanda per capire chi ha interesse a occultare la verità», aveva detto nei giorni scorsi Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia in Campania. Così come erano sorti dubbi. «Chi ci domanda, con enfasi retorica “avreste sottoscritto quel comunicato, se vi fosse morto un figlio?” non sa che anche tra noi ci sono genitori che, purtroppo, hanno perso i loro figli cardiopatici. E non sa che i nostri figli vivono sempre sul filo del rasoio. È per questo motivo – hanno sottolineato nella nota – che abbiamo sempre condiviso e rispettato, senza se e senza ma, l’immenso dolore dei genitori del piccolo Domenico. E quindi, perché rammaricarsi se 186 firmatari, per conto anche di altre centinaia di genitori, hanno inteso solo esprimere la loro autentica riconoscenza al professore Oppido e ai medici del Monaldi? Perché è sgradito ascoltare argomentazioni inusuali di chi non si uniforma ad una campagna mediatica a senso unico? Perché si screditano, a priori, le opinioni di chi, credendo ancora in uno Stato di diritto sono convinti che non si è colpevoli sino alla condanna definitiva? Chi ci valuta ignora, per sua fortuna le atroci attese dinanzi all’unità di terapia intensiva cardiologica, lo snervante ripetersi degli allarmi che segnalano anomalie nei parametri vitali; ignora il senso di impotenza di un genitore che vede un figlio di pochi giorni entrare in una sala operatoria per interventi tecnicamente complessi».

Dal canto suo, mamma Patrizia Mercolino si è tenuta lontana dalle polemiche: «Io chiedo solo di avere giustizia – ha ribadito – perché ci sono stati errori prima, durante e dopo il trapianto. Nessuno mi ha mai detto niente. Mai. Gli infermieri sono quelli che mi sono stati più vicini, ma comunque sapevano e non mi hanno detto niente neanche loro. Se vado avanti è per avere giustizia e perché non voglio che nessuno passi quel che ho passato io. Non deve capitare più a nessun bambino».

Intanto, proseguono le indagini coordinate dalla Procura di Napoli (procuratore Nicola Gratteri, aggiunto Antonio Ricci, sostituto Giuseppe Tittaferrante) e affidate ai carabinieri del Nas di Napoli e di Trento, che continuano ad ascoltare sanitari, anche perché dal primo giro di sommarie informazioni sono emersi diverse contraddizioni, in particolare dai racconti forniti dal personale dell’ospedale San Maurizio di Bolzano, dove è stato eseguito l’espianto del cuore da parte dell’equipe napoletana guidata dalla cardiochirurga Gabriella Farina, che ha curato il trasporto a Napoli. Intervistato dal programma «Lo stato delle cose» di Massimo Giletti su RaiTre, ha parlato anche Giuseppe Caianiello, l’ex direttore della cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi ed ex responsabile dei trapianti pediatrici: «Gabriella Farina ha lavorato con me, non ha mai fatto un trauma-espianto, non aveva l’esperienza giusta. Lo ha fatto perché stata costretta da Guido Oppido».

Poco prima della sospensione dei trapianti nel 2018, Caianiello chiese di andare in prepensionamento, in aperta polemica per la carenza di uomini e mezzi a disposizione al Monaldi. Al suo posto subentrò proprio Oppido, chiamato da Bologna dove era in servizio. «Lui era protetto politicamente» ha sottolineato Caianiello durante l’intervista e, alla domanda se fosse stato l’ex governatore della Campania Vincenzo De Luca a proteggerlo, ha risposto: «Uno più uno fa due». Ma dagli altri contributi, sono emersi richieste di intervento a favore di primari e responsabili medici anche da parte di Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle.

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11 marzo 2026 ( modifica il 11 marzo 2026 | 08:04)

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