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Donna muore di Hiv a Ischia,

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26.03.2026

La moglie dell'uomo a sua volta contagiata. La difesa: «Non sapeva di avere il virus». La vittima è morta ma aveva lasciato dei video: «Lui mi stuprava»

Contagiò con il virus dell’Hiv sua moglie e una sua amica che poi morì di Aids, ma per i giudici non si trattò di omicidio. L’untore dell’isola di Ischia — oggi 65enne — è stato assolto dalla Corte d’Assise di Napoli, dopo una richiesta di 24 anni di reclusione e al termine di un lungo procedimento, ripartito solo anni dopo il decesso di Anna Maria, una donna polacca morta a 37 anni il 3 novembre del 2017. Ex badante e cameriera di una struttura ricettiva, la donna si spense in ospedale, dopo aver lottato a lungo contro la malattia. Ormai terminale, nel 2016 Anna Maria denunciò di aver subito violenze e il conseguente contagio, poi decise di registrare una serie di filmati in cui raccontava di essere stata stuprata più volte dal 65enne nel periodo tra il 2002 e il 2003, quando viveva a casa con l’uomo e la moglie, sua amica. Quei video sono stati proiettati in aula alla penultima udienza del processo. 

Il racconto di lui in aula

Intimorita, la donna non denunciò prima quelle violenze: temeva di perdere il nuovo lavoro da cameriera che aveva trovato grazie alla coppia, e il permesso di soggiorno. In quello stesso periodo, il 65enne — secondo il suo racconto in aula — scoprì che una sua ex aveva contratto l’Aids, così insieme alla moglie si sottopose al test dell’Hiv che risultò positivo per entrambi. Alcuni testimoni a processo, anche familiari di lui, avevano però raccontato di essere a conoscenza della sieropositività del 65enne già dagli anni ‘80, quando — appena maggiorenne — l’imputato si era trasferito in Germania.

«Il fatto non costituisce reato»

Le varie contraddizioni nelle testimonianze hanno probabilmente spinto i giudici ad assolvere il 65enne perché il fatto non costituisce reato: l’uomo ha avuto rapporti non protetti con la moglie e Anna Maria tra il 2000 e il 2003, ma potrebbe non essere stato «consapevole» di essere un untore. Le motivazioni saranno rese note tra quarantacinque giorni, quando la Procura di Napoli — pm Antonella Lauri e Valentina Maisto — ha annunciato che presenterà ricorso in appello. 

Il giudizio e i reati prescritti

Le indagini erano ripartite anni dopo la morte di Anna Maria e nel 2023 hanno portato a giudizio l’unico imputato, sempre rimasto a piede libero nonostante i precedenti per sfruttamento della prostituzione, reato prescritto, per il quale non è mai stato giudicato perché sempre irreperibile tra Italia e Germania. Sono cadute in prescrizione anche le accuse di violenza sessuale (già durante le indagini) ai danni di Anna Maria, e di lesioni (nel corso del processo), per il contagio della moglie, tuttora in cura all’estero. Con l’assoluzione in primo grado, per il momento per la morte di Anna Maria non ci sono colpevoli. Ma la storia processuale potrebbe non essere ancora conclusa.

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26 marzo 2026 ( modifica il 26 marzo 2026 | 07:06)

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