Caserta, il Tar Lazio conferma lo scioglimento del Comune avvenuto un anno fa: respinto ricorso dell'ex sindaco Marino
Riscontrata la contiguità ai clan di camorra di alcuni referenti di una ditta coinvolta in appalti. Ora il Comune continuerà ad essere retto dai Commissari prefettizi.
Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dall'ex sindaco dem Carlo Marino: era giusto lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del Comune di Caserta, avvenuto nell'aprile dello scorso anno. Anche se il reato di turbativa d'asta per il quale l'ex primo cittadino casertano e allora presidente dell'Anci Campania non era aggravato dal metodo mafioso, secondo i giudici della prima sezione del tribunale amministrativo regionale del Lazio (presidente Roberto Politi, consigliere Angelo Fanizza, estensore Alberto Ugo) è stato corretto lo scioglimento dell'amministrazione guidata da Carlo Marino, perché era stata riscontrata la contiguità ai clan di camorra di alcuni referenti di una ditta coinvolta.
Marino, rappresentato e difeso dagli avvocati Lorenzo Lentini e Aristide Police, aveva impugnato il provvedimento di scioglimento adottato un anno fa dal Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, su indicazione della Prefettura di Caserta, dopo l'ispezione della Commissione d'accesso. Oltre a Marino si era costituito ad opponendun, per ribadire la presenza delle infiltrazioni della camorra a Caserta, l’ex consigliere Donato Aspromonte, rappresentato e difeso dall'avvocato Luigi Adinolfi, che ha presentato memorie per chiedere la conferma del provvedimento. Il ricorso del sindaco Marino è stato confermato, dunque ora il Comune continuerà ad essere retto dai Commissari prefettizi.
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