Cimitero di Poggioreale, la vergogna senza tempo:
Più di mille loculi impossibili da raggiungere, percorsi sbarrati e cantieri dimenticati. E nel «Quadrato» bare parcheggiate dietro un tendone
Una signora intreccia un mazzolino violetto in una rete arancione, di quelle che delimitano i cantieri. «Non si può entrare, per questo lo devo lasciare qui». Lo dice rassegnata mentre sbircia tra i buchi del reticolato, allungando lo sguardo fin dentro la cappella della Congrega San Pietro dei Gattoli nel cimitero monumentale di Poggioreale a Napoli. «È lavanda - spiega, sempre lanciando gli occhi oltre la rete arancione -, la porto perché resiste al freddo. Dentro c’è mia madre, ma sono più di 5 anni che non posso avvicinarmi alla sua tomba».
La Cappella è interamente recintata. Sul lato posteriore alcuni tubolari provano disperatamente a tenere in piedi una parete spaccata in due da una lesione che corre lungo tutta la struttura. La congrega chiude nel marzo del 2021, quando un sopralluogo tecnico certifica che «la cappella ha problemi statici» e più di mille loculi diventano inaccessibili. Una condizione di sofferenza che al monumentale di Poggioreale è tutt’altro che eccezionale. La stessa sofferenza, in questo luogo, si ripete ad ogni passo mosso tra le lapidi di un cimitero dove non c’è pace per i defunti. Sono 15 le cappelle «momentaneamente inaccessibili a seguito dei crolli verificatesi il 05/01/2022 e il 17/10/2022» come si legge sul sito istituzionale del Comune di Napoli. Sul portale le cose che non tornano sono almeno due: quel «momentaneamente» che dura da 5 anni, e il fatto che la cappella della congrega San Pietro dei Gattoli viene interdetta già prima dei crolli del 2022.
Ripristinare queste strutture però non è semplice e la procedura diventa sempre più complesse nel continuo rimpallo di responsabilità tra curia ed ente comunale.Inizia a piovigginare e l’incuria che regna nel cimitero acquista più forza. Camminando tra l’erba incolta si arriva al «Quadrato». Gran parte dell’area è occupata dalla «struttura temporanea» dove sono stati sistemate i resti recuperati dai crolli del 2022. Dietro i drappi viola, impalate su scaffali di ferro, sono disposte casse di legno con sopra dei numeri disegnati a pennarello. L’accesso sarebbe negato, ma qualcuno ha ben pensato di riparare lo scooter sotto la comoda tenda che di temporaneo non ha più nulla. Da qui si scende verso il «quadrato degli uomini illustri», 157 monumenti funebri di scrittori, giuristi, politici, scienziati, poeti, filosofi, scultori di fama mondiale. Una tomba che è collassata. Tra le pietre accatastate emergono ossa che restano a prendere pioggia. Evitando di scivolare su sentieri resi viscosi dalla vegetazione, dai rifiuti e dal fango, si dovrebbe entrare nell’area dei monumenti funebri più importanti. Purtroppo però è «vietato l’accesso ai non addetti ai lavori» come si legge su un cartello appeso all’ennesima rete arancione. Ma, nonostante il divieto, il percorso non si interrompe e, schivando pietre e calcinacci, si passa di fianco a una cappella con la porta sfondata. Dentro, tra il grigio della polvere e il nero della sporcizia, spiccano i colori di un dipinto, ancora così luminosi da far quasi sparire l’arancione del reticolato. Si può arrivare fino al monumento funebre di Ferdinando Palasciano, con la sua statua che lo ritrae con lo sguardo rivolto verso la sua casa di Capodimonte, dove sua moglie Olga Wawilow tutte le mattine si affacciava per guardare la statua del marito e sentirlo ancora presente. Oggi, però, la nobildonna russa vedrebbe solo un ammasso informe di rampicanti e spine. La statua invece, se dovesse riuscirsi a liberare dalle sterpaglie, avrebbe davanti il devastante spettacolo della cappella della Resurrezione ancora sventrata dopo il crollo del 18 ottobre 2022.
Poco più in là vedrebbe il cimitero fantasma del Fondo Zevola, 3 mila fosse d’interro costruite e poi dimenticate, che dovevano essere parte del Parco della Memoria, un progetto faraonico per 90 milioni di euro che prevedeva anche «una palazzina dei servizi» di cui oggi non c’è che uno scheletro di cemento abbandonato. Verso l’uscita un uomo, con gesti energici e decisi, invita gli automobilisti a parcheggiare in uno slargo a pochi metri dalla cappella della Congrega di San Pietro dei Gattoli. La signora che prima deponeva la lavanda sulla rete arancione sta salendo in macchina. L’uomo la ferma: «Signò, a piacere». La donna lo gela con lo sguardo. «Non posso manco arrivare alla tomba di mia madre e dovrei pagare pure a te - dice - già pago i bollettini, le tasse e qua fa tutto schifo, mo’ basta». Poi si calma, porge all’abusivo un rametto di lavanda ed entra in auto.
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