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Il cold case della Via Crucis trafugata nell’84. Il parroco

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09.04.2026

La Procura chiede riscontri. Fu rubato anche un ostensorio in oro

La messa delle 12 del giorno di Pasqua è appena terminata. Padre Calogero Favata, priore della Chiesa di Santa Caterina a Chiaia, prima della benedizione fa una pausa e lascia correre lo sguardo sui presenti, ai quali rivolge poi un appello. Dall’altare, si rivolge ai fedeli chiedendo a tutti di fare un viaggio nel passato, fino al 1984, e di guardare ancora indietro. «Cercate fotografie di matrimoni che sono stati celebrati qui in chiesa prima di quella data, o delle Prime Comunioni. Rintracciate tutto il materiale iconografico che potete, guardate a casa, chiedete ai parenti e cercate di ricordare chi si è sposato qui. Raccogliete queste foto e portatele qui da noi....».

Un appello che ha ripetuto più volte durante la Quaresima e ha affidato alle persone del quartiere consapevole che solo la risposta dei fedeli potrebbe fare la differenza per la soluzione di questo cold case. «I carabinieri che operano nel gruppo per la tutela del Patrimonio culturale hanno ritrovato delle opere che ritengono siano state rubate qui da noi oltre quaranta anni fa» spiega ancora il frate, rettore del Convento dei frati francescani del terzo ordine regolare accluso alla chiesa. «Si tratta di opere di grande valore che rappresentano la nostra memoria, la storia di questa chiesa e di questo convento. Ma servono conferme — dice dall’altare —. Il magistrato chiede riscontri e certezze dunque serve la vostra collaborazione». Poi la benedizione, la distribuzione dell’acqua santa: «Andate in pace».

Esattamente 42 anni fa una banda di ladri si nascose all’interno di Santa Caterina, fra i confessionali e gli anfratti delle navate laterali della chiesa che si trova fra piazza dei Martiri e via Chiaia. Quando le porte vennero chiuse, al tramonto, e i frati si ritirarono nelle proprie stanze i malviventi entrarono silenziosamente in azione, trafugando e portando via un bottino di considerevole valore: complessivamente quattordici stazioni della Via Crucis, rappresentate su pregiate tele del Seicento, alcuni calici e un ostensorio in oro e due putti in legno che erano sistemati ai lati dell’altare maggiore. Un furto probabilmente su commissione che venne scoperto la mattina successiva: i ladri si erano allontanati dalla chiesa intrufolandosi in sagrestia e, di qui, raggiungendo l’attiguo Convento e uscendo infine dalla porta che affaccia nell’atrio degli uffici della Municipalità.

Il rettore dell’epoca sporse denuncia e descrisse dettagliatamente le opere rubate. Che erano state però fatte sparire dal mercato: una ricerca fra i ricettatori e gli antiquari più disinvolti rispetto all’origine delle merce che trattavano non diede alcun risultato. La descrizione contenuta in quella denuncia rimanda alle opere ritrovate ora dai carabinieri per la tutela del Patrimonio che, circa un mese fa, hanno contattato padre Calogero per chiedere qualche riscontro iconografico che il magistrato esige per attribuire senza incertezze i tesori ritrovati. La chiesa di Santa Caterina a Chiaia ha una facciata che non lascia trasparire la ricchezza degli interni: edificata nel 1600, agli inizi del 1700 fu al centro di un ampliamento che ha lasciato una forte impronta barocca all’intera struttura. La pianta è a croce latina, con sei cappelle laterali che comunicano tra loro e il transetto sormontato dalla cupola che poggia su quattro archi a tutto sesto sviluppati su quattro pilastri. 

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