La maturità civica di una comunità e le derive anti-istituzionali della violenza cieca
Le drammatiche sequenze di devastazione che hanno ferito il tessuto civile e l’arredo urbano della città di Bologna, all’indomani della mobilitazione sorta per la tragica scomparsa del quarantaduenne Abderrahim Fakir, impongono una riflessione politica profonda.
Si tratta di un’analisi che deve necessariamente superare la mera cronaca dei disordini per interpretare gli accadimenti attraverso le lenti storiche di quel socialismo riformista e democratico che ha sempre individuato nel rispetto rigoroso delle istituzioni, della legalità e dei diritti civili il proprio baro insostituibile.
Quanto si è consumato lungo le strade del capoluogo emiliano non rappresenta soltanto un bilancio desolante di danni materiali subiti da privati cittadini, da piccoli commercianti e dalla municipalità stessa. Configura, al contrario, un attacco frontale alle fondamenta basilari della convivenza civile e dello Stato di diritto.
Tuttavia, per decodificare correttamente questa dolorosa pagina di storia locale, risulta indispensabile operare una netta e irrevocabile demarcazione ideale tra due realtà urbane e politiche che non possono, e non devono, essere sovrapposte o confuse in sede di giudizio pubblico.
Esiste una prima dimensione collettiva che si identifica senza riserve con la migliore tradizione democratica, solidaristica e progressista del nostro territorio. È la realtà che si è manifestata in forma spontanea e dignitosa all’interno della cornice di Piazza del Nettuno. In quel........
