menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Medio Orientein fiamme, è guerra totale

5 0
02.03.2026

Il Medio Oriente che conoscevamo fino a ieri non esiste più. All’alba di ieri, 1° marzo 2026, la regione si è risvegliata nel mezzo di quella che molti analisti definiscono già la “Tempesta Perfetta”, un’escalation che ha travalicato ogni precedente linea rossa. La conferma ufficiale della morte dell’Ayatollah Ali Khamenei, colpito durante l’operazione congiunta tra Stati Uniti e Israele denominata “Epic Fury”, ha innescato una reazione a catena che sta avvolgendo nel fuoco le principali capitali del Golfo e lo Stato d’Israele. Il cuore del regime colpito a morte Tutto è iniziato nelle ore buie tra sabato e domenica, quando una pioggia di missili e incursioni aeree ha colpito obiettivi strategici a Teheran, Isfahan e Qom. La notizia, inizialmente accolta con scetticismo, è stata confermata dalla televisione di Stato iraniana, che ora trasmette immagini d’archivio della Guida Suprema con un nastro nero in segno di lutto nazionale. Insieme a lui, è caduto il Capo di Stato Maggiore delle forze armate, decapitando di fatto il vertice militare e spirituale della Repubblica Islamica. Da Washington, il Presidente Donald Trump ha parlato di un “momento di liberazione”, mentre il Premier israeliano Netanyahu ha rivendicato l’azione come necessaria per rimuovere una minaccia esistenziale. La rappresaglia: Dubai e Tel Aviv sotto tiro La risposta dei Pasdaran non si è fatta attendere, manifestandosi con l’operazione “Promessa Sincera 4”. Non si tratta più solo di scaramucce di confine: l’Iran ha lanciato ondate di droni e missili balistici che hanno colpito direttamente il cuore pulsante dell’economia del Golfo. L’iconica isola di Palm Jumeirah e l’aeroporto internazionale — il più trafficato al mondo — sono stati teatro di esplosioni. I video che circolano sui social mostrano colonne di fumo nero alzarsi vicino al Burj Al Arab, mentre la popolazione riceveva sui cellulari l’allerta d’emergenza. Tel Aviv e Haifa sono state colpite ripetutamente. Nonostante l’efficacia dell’Iron Dome, alcuni ordigni hanno raggiunto centri abitati, causando vittime e costringendo milioni di persone nei rifugi per la seconda notte consecutiva. Un mondo isolato e al buio Le ripercussioni globali sono già devastanti. La chiusura dello Stretto di Hormuz annunciata da Teheran ha paralizzato il transito di petrolio e gas, spingendo i mercati verso un panico senza precedenti. Il cielo sopra il Medio Oriente è diventato una “no-fly zone” di fatto: migliaia di voli sono stati cancellati da compagnie come Emirates e Lufthansa, lasciando decine di migliaia di passeggeri bloccati negli scali di transito. Tra questi anche il Ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, attualmente fermo negli Emirati mentre l’Unità di Crisi della Farnesina lavora senza sosta per la sicurezza dei connazionali nell’area. L’incognita del domani Mentre la Cina chiede un cessate il fuoco immediato e l’ONU mette in guardia contro una “catena di eventi incontrollabili”, la tensione non accenna a diminuire. L’Iran ha già nominato Alireza Arafi alla guida del consiglio di transizione, promettendo una vendetta “senza limiti di tempo o spazio”. La polveriera è esplosa e, in questo momento, l’unica certezza è che l’equilibrio mondiale è appeso a un filo sottilissimo.


© Avanti!