Iran. L’effetto opposto di Trump e Netanyahu
Mercoledì, a Teheran, migliaia di persone si sono radunate per i funerali di Ali Larijani, alto funzionario della sicurezza ucciso nei recenti attacchi attribuiti a Israele e Stati Uniti. Più che un semplice momento di lutto, la cerimonia si è trasformata in una dimostrazione pubblica di coesione interna e resistenza, mettendo in discussione l’efficacia della strategia adottata da Washington e Tel Aviv. Il corteo funebre, seguito da una folla numerosa e partecipe, ha mostrato un’immagine chiara: invece di indebolire l’apparato iraniano, gli attacchi sembrano aver rafforzato il sentimento nazionale. Le bandiere sventolate e gli slogan scanditi durante la cerimonia non erano solo espressioni di cordoglio, ma anche segnali di unità contro le pressioni esterne. La presenza del corpo di Larijani accanto a quello del figlio, anch’egli ucciso in un raid, ha amplificato il valore simbolico dell’evento, trasformandolo in un potente strumento di mobilitazione interna. L’effetto opposto: rafforzamento invece che deterrenza L’obiettivo dichiarato delle operazioni condotte da Stati Uniti e Israele è quello di contenere e indebolire le strutture di sicurezza iraniane. Tuttavia, eventi come questo suggeriscono un possibile effetto opposto: colpire figure di alto profilo rischia di consolidare il consenso attorno alla leadership iraniana, anziché eroderlo. La partecipazione massiccia ai funerali indica che una parte significativa della popolazione interpreta questi attacchi come aggressioni esterne, rafforzando così la narrativa del governo. Una strategia da rivedere? Nel contesto più ampio delle tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti, emerge quindi una domanda cruciale: la strategia attuale sta davvero raggiungendo i suoi obiettivi? Se l’intento è quello di destabilizzare o indebolire il sistema iraniano, le immagini provenienti da Teheran sembrano suggerire il contrario. La mobilitazione popolare e la forte partecipazione emotiva indicano che la pressione militare, almeno nel breve periodo, potrebbe rafforzare la resilienza interna del Paese. I funerali di Larijani non sono stati soltanto un evento commemorativo, ma un segnale politico. In un Medio Oriente già segnato da equilibri fragili, ogni azione militare produce conseguenze che vanno oltre l’obiettivo immediato. E mentre Stati Uniti e Israele continuano a perseguire la loro linea, cresce il rischio che tali operazioni finiscano per rafforzare proprio quelle dinamiche che intendono contrastare.
