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SISTEMA A RISCHIO

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07.10.2026

Intervista a PierPaolo Bombardieri: "E' possibile parlare ancora di stato sociale? Noi pensiamo che sia necessario e che sia solo una questione di volontà politica. La questione salariale? una prioritaria"

“I dati statistici sono molto chiari: c’è stata e continua a esserci una ripresa della dinamica inflativa che genera minore potere d’acquisto, più povertà, un ridimensionamento della qualità di vita e, soprattutto della qualità del lavoro”.

Lo afferma Pier Paolo Bombardieri segretario della Uil alla vigilia di una manovra di bilancio che appare più complicata che mai, con il Governo stretto tra esigenze elettorali e la cruda e dura realtà dei numeri.

Ci potrebbe fare una piccola analisi rigorosa ma obiettiva circa l’economia? Lei è un sindacalista navigato sin dagli anni ‘90, un tecnico di scuola keynesiana. Siamo nell’epoca dei selfie e del carisma, ma gestire la cosa pubblica richiede anche un po’ di competenza. Partiamo magari dal globale per terminare nello specifico. C’è molto fermento, l’oro sale (con qualche battuta d’arresto) e così il prezzo delle materie mentre i Treasuries non se la passano benissimo. Si sente una lenta perdita delle sicurezze e della qualità della vita (voce spesso trascurata) su scala. Siamo in un ambiente inflazionistico da shock geopolitico? Dobbiamo attenderci ulteriori peggioramenti della democrazia intesa come libertà e lotta alle diseguaglianze?

Questo è un dato trascurato o sottaciuto. È anche vero, ad esempio, che l’occupazione aumenta, ma quale occupazione? Se si incrociano questi fattori con gli avviamenti al lavoro, si scopre che una parte degli impieghi in più, in realtà, è fatta solo di poche ore. In sostanza, anche chi lavora qualche settimana contribuisce al saldo positivo: ma così il rosa del quadro che si dipinge è destinato a scolorirsi presto. Insomma, anche se c’è un miglioramento, il tema del precariato è tutt’altro che risolto. E sono i giovani a pagarne le conseguenze. Ovviamente, il senso di incertezza e di insicurezza attanaglia anche chi è stato espulso dai processi produttivi, vive da tempo in cassa integrazione e non sa se il proprio futuro si collocherà ancora nel mondo del lavoro. Tutto ciò non fa altro che aumentare le diseguaglianze e, così, la coesione sociale, uno degli ingredienti che rende effettiva la democrazia, ne esce a pezzi. La crescita, dunque, non è solo una necessità economica, ma è un fattore di giustizia sociale e di tenuta del sistema.

Oggi in molti fatichiamo a capire cosa succede davvero, fra tante notizie, vere e/o fake, è un sistema di informazione-opinione quasi totalmente polarizzato in assenza di dialogo costruttivo.  I dati ci sono ma sta a vedere come vengono selezionati e interpretati. Intanto si corre di più e si ottiene di meno per sopravvivere come dicevamo prima. Vero che dopo il Covid qualcuno ha rivisto le proprie priorità dato il moto ribassista, relativo alla qualità della vita. È da riprendere la vecchia teoria dei meriti e bisogni. Come stiamo messi realmente? Quella dei meriti e bisogni è stata una delle più grandi intuizioni che la politica potesse partorire: un’idea tipica di una cultura laica e riformista, che ha sempre cercato di coniugare la giustizia sociale con lo sviluppo, oltreché con la libertà. Peraltro, sono i fatti a testimoniare che, quando nel nostro Paese ha prevalso questa visione illuminata, si sono fatti passi avanti importanti. Puntare sui meriti, peraltro, significa creare le premesse per sbloccare il cosiddetto ascensore sociale. Al contrario, se i giovani non vedono la prospettiva di una crescita personale, l’unica alternativa che hanno è andare via dal nostro Paese, rendendolo così più povero e più vecchio. Un danno enorme per la collettività, una speranza in meno per il nostro futuro. Dall’altro lato, poi, c’è la necessità di tener conto dei bisogni di chi è più in difficoltà, non solo per ragioni di solidarietà e di senso civico, che già basterebbero di per sé a giustificare questa attenzione, ma perché una società, per funzionare correttamente, non può lasciare indietro nessuno. Anche per questi motivi, la Uil ha deciso di strutturarsi come Sindacato delle persone: tutti coloro che si recano presso le nostre sedi per chiedere aiuto, tutela e assistenza, devono uscirne avendo trovato risposte alle proprie domande, alle proprie aspettative e ai propri problemi, a prescindere dalla nazionalità, dalle opinioni, dal credo o dalla condizione personale.

Che fine hanno fatto i valori caposaldi della classe media e dei lavoratori? Oggi sembra che assistiamo a una nuova forma di ‘welfare etnico’, si percepisce quasi un patto verticale che dice: il welfare è poco quindi solo per i nostri, e solo grazie a me, altrimente niente. Eppure, l’economia estrattiva ed i flussi della disperazione e della miseria sono sintomi di una realtà che privatizza profitti e collettivizza i costi. L’economia classica non tiene forse abbastanza conto del peso che esercita il potere dietro le quinte e il fatto che salari e ascensore sociale stanno fermi al primo piano. Domanda: capitalismo o neomercantilismo?

Se posso permettermi, la domanda urgente a cui deve rispondere la politica è un’altra: “che tipo........

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