Giustizia e libertà dei cittadini. Un SÌ libero, ragionato e coerente
Nel dibattito sulla Riforma della Giustizia si è alimentata una deplorevole strumentalizzazione da parte dei due fronti opposti, quello del SÌ e quello del NO, che elude la necessità di una riforma della”Giustizia Giusta”, che riguarda tutti i cittadini, uguali di fronte alla legge, nonché l’esercizio della medesima. La vita e la libertà dei cittadini devono essere regolate dai principi e dalle norme della convivenza civile e non dall’arbitrio. Requisito essenziale del giusto processo è la certezza della legge, senza la quale si cade nell’arbitrio. L’ essenza delle libertà civili consiste nel diritto di ogni uomo di rivendicare la protezione delle leggi. Le democrazie tendono a proteggere il cittadino dall’oppressione e dall’ingiustizia attraverso le leggi. Cicerone affermava: “Legum servi sumus ut liberi esse possumus”. Il punto fondamentale è proprio questo: siamo liberi quando obbediamo alle leggi e non ai padroni; siamo uguali se siamo protetti dalle leggi. Per arrivare ad un sistema giuridico che vincolasse il potere politico fu necessario il costituzionalismo liberale, lo Stato di diritto. Rousseau affermava che “laddove viene meno il rigore delle leggi e l’autorità dei loro difensori, non vi può essere né sicurezza, né libertà per nessuno”. Aggiungeva che le leggi devono essere poche, fondamentali e chiare, “leggi supreme”, per la cui applicazione invocava un legislatore superiore, una specie di “Mosè”, un uomo capace di assolvere una funzione “superiore”, responsabile ed integerrimo. Nel nostro Paese assistiamo quasi ad una polverizzazione delle leggi! Il che consente al magistrato un margine enorme di arbitrio, al punto tale da applicare allo “hostis” la normativa più severa e tassativa, ossia il “diritto formale”; invece allo “amicus” la normativa più vantaggiosa, ossia la cosiddetta “prassi applicativa” o, meglio, elusiva. Da qui le degenerazioni e le irresponsabilità del potere........
