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Messina. Sanità e appalti, l’ombra di Cosa Nostra

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11.03.2026

Un’indagine della Procura di Palermo scuote i vertici della sanità siciliana. Tra gli indagati c’è anche Salvatore Iacolino, nominato appena una settimana fa direttore generale del Policlinico di Messina. L’ex europarlamentare è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e dal pm Gianluca De Leo, ricostruisce un presunto sistema di favori, tangenti e contatti tra imprenditoria, burocrazia regionale e ambienti mafiosi. Al centro della vicenda ci sarebbero gli interessi del boss di Favara, Carmelo Vetro.

Questa mattina gli investigatori hanno arrestato lo stesso Vetro e l’ex dirigente regionale Giancarlo Teresi. A Iacolino, invece, è stato notificato un invito a comparire davanti ai magistrati per un interrogatorio previsto venerdì prossimo, insieme a un decreto di perquisizione. Durante i controlli nella sua abitazione sarebbero stati trovati circa 90 mila euro in contanti.

Secondo l’accusa, Teresi avrebbe piegato per anni il proprio ruolo pubblico agli interessi del capomafia. In cambio avrebbe ricevuto diverse mazzette, almeno tre, consegnate tra marzo e agosto dello scorso anno.

Le indagini si concentrano su alcuni lavori pubblici legati alla bonifica e alla gestione dei porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini. In questi interventi, sostengono gli inquirenti, sarebbe stata favorita la società An.Sa Ambiente, formalmente intestata ad altri ma ritenuta di fatto controllata da Vetro.

L’azienda opera nel settore dei rifiuti, ambito considerato particolarmente delicato. Grazie agli accordi corruttivi con il dirigente regionale, il boss avrebbe aggirato i controlli antimafia e continuato a fare affari, accumulando guadagni e rafforzando il proprio peso negli ambienti criminali.

Nel quadro investigativo compare anche Iacolino. Per la Procura avrebbe sostenuto gli interessi economici del boss, fornendo informazioni su procedure amministrative in corso e facilitando incontri con funzionari e dirigenti della Regione.

Tra i contatti citati figurano il capo della Protezione civile regionale Salvatore Cocina, il manager dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì e la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernadette Grasso. In cambio, secondo l’ipotesi accusatoria, l’ex parlamentare avrebbe ottenuto sostegno per campagne elettorali e promesse di assunzioni per persone a lui vicine.

L’indagine coinvolge anche altre persone: tra queste il fratello del boss, Salvatore Vetro, il collaboratore Antonio Lombardo e l’imprenditore Giovanni Aveni. Per loro il giudice ha disposto interrogatori preventivi prima di decidere su eventuali misure cautelari.

L’indagine ha già provocato un vero scossone politico in Sicilia. Da più fronti stanno arrivando richieste di dimissioni che coinvolgono anche il presidente della Regione, Renato Schifani.


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