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Trump e il paradosso del pugno chiuso nei 250 anni dell’Indipendenza americana

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06.07.2026

Il 4 luglio 2026 non è stato un Giorno dell’Indipendenza come gli altri. La celebrazione del duecentocinquantesimo anniversario della fondazione degli Stati Uniti avrebbe dovuto offrire una sponda ideale per una riflessione corale sui destini, sui grandi traguardi e sulle fratture interne della democrazia occidentale, richiamando i cittadini attorno ai valori costituzionali fondanti. Invece, l’arena politica si è trasformata nell’ennesimo palcoscenico per la retorica incendiale di Donald Trump, che ha colto l’occasione per scatenare una nuova ondata di sferzanti attacchi contro i partner storici europei, rispolverando un repertorio ideologico anacronistico e tornando a evocare, con una foga quasi teatrale, il logoro spauracchio del comunismo sovietico nel cuore dell’America contemporanea.

​Al centro del mirino del leader repubblicano è finito Zohran Mamdani, il neo-sindaco socialista di New York eletto sull’onda di una profonda domanda di giustizia sociale, insieme all’intera galassia dei progressisti democratici. Questo durissimo affondo elettorale non fa che evidenziare la paradossale frizione che attraversa l’identità statunitense: da un lato, una narrazione interna intaccata da una polarizzazione estrema e violenta; dall’altro, la pretesa dogmatica di presentarsi ancora al resto del consorzio globale come l’unica, indiscussa e infallibile lanterna della libertà e dei diritti umani.

​L’aspetto più stridente della retorica trumpiana risiede proprio nella pretesa morale di impartire lezioni di democrazia e civiltà a un intero pianeta, mentre contemporaneamente si persegue una strategia diplomatica di costante rottura con gli equilibri globali e con le........

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