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L’orrore di Longobucco: quando la crudeltà squarcia il velo dell’umano

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01.04.2026

​Ci sono immagini che non si limitano a occupare uno spazio nella cronaca quotidiana; ci sono visioni che squarciano il velo della nostra presunta modernità, costringendoci a guardarci allo specchio come società e a chiederci, con onestà brutale, cosa sia rimasto del nostro senso di umanità. Quella che giunge da Longobucco, nel cuore della provincia di Cosenza, non è semplicemente una notizia di cronaca nera locale: è un urlo soffocato che riverbera tra le montagne della Sila, una ferita aperta e sanguinante sul corpo già martoriato della nostra civiltà. Un cane, legato per il collo al gancio di un pick-up e trascinato senza pietà lungo l’asfalto stradale, sotto gli occhi di chiunque passasse. È un’istantanea di una ferocia così nuda, primitiva e gratuita da togliere il respiro, un’immagine che ci obbliga a fare i conti con l’abisso che l’uomo è ancora capace di spalancare. ​Mentre le autorità competenti e le forze dell’ordine lavorano febbrilmente per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti – cercando di stabilire attraverso rilievi e testimonianze se quella povera creatura fosse già priva di vita o se abbia esalato l’ultimo, atroce respiro nel supplizio indicibile del trascinamento – la sostanza etica del gesto rimane granitica e non ammette........

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