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Molte persone inorridiscono per gli attacchi iraniani a Israele

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03.03.2026

Mai visto e letto niente del genere: sembra di essere tornati al colonialismo ottocentesco, quando i coloni potevano entrare a piacimento, ubriachi di potere, distruggere, uccidere e stuprare senza conseguenze e, se mai qualche poveretto accennava a ribellarsi alzando le mani per difendersi l’intera comunità si schierava contro di lui, condannandolo a cento frustate. Mentre mamma e papà consolavano il mascalzone e i vicini si scandalizzavano per quelle mani alzate per difendersi. Come ha osato, dicevano con tono scandalizzato. Spero di aver descritto bene la metafora di ciò che sta accadendo in Iran sotto i bombardamenti israeliani e degli Stati Uniti, che hanno deciso di praticare una sorta di lobotomia politica e culturale a un intero popolo, che vogliono piegare agli usi e costumi dell’Occidente. Si parla di operazioni mirate, di sicurezza preventiva, ma le macerie raccontano altro: raccontano di civili intrappolati, di infrastrutture distrutte, di una popolazione che paga il prezzo più alto di decisioni prese altrove. Da ultimo assistiamo e ascoltiamo i commenti di quanti compatiscono e inorridiscono di fronte a quegli israeliani rimasti lesi per i missili lanciati da Teheran e non intercettati. Un po’ come alzare le mani per difendersi da quell’ordalia di fuoco americano e israeliano che vuole bruciare e distruggere i discendenti di Serse non lobotomizzati. Io non so se gli iraniani riusciranno a radere al suolo le residenze di Trump e Netanyahu come loro hanno fatto con Khamenei uccidendolo, ma sarei curioso di ascoltare la condanna e la retorica dell’Europa, prima ancora di quella americana e israeliana. Perché l’indignazione sembra avere sempre un solo verso, mentre il dolore, quando non rientra nella narrazione dominante, diventa improvvisamente invisibile. E allora la domanda diventa inevitabile: esiste un diritto alla difesa che valga per tutti o solo per chi appartiene al perimetro delle nostre alleanze? Se il principio è la tutela delle vite innocenti, esso non può essere applicato a geometria variabile, né filtrato attraverso convenienze geopolitiche. La credibilità morale dell’Occidente si misura proprio nella capacità di riconoscere le sofferenze altrui senza graduatorie, senza doppi standard, senza silenzi imbarazzati. Altrimenti non resta che la forza, e la forza, da sola, non ha mai costruito pace duratura.


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