Medici di famiglia, Schillaci nella bagarre
Sindacati, opposizioni ed Enpam contro la riforma della medicina generale. Nel mirino il piano del ministro della Salute: rischia di far fuggire i giovani, penalizzare chi è senza specializzazione e mettere sotto pressione la previdenza. Dubbi anche nella maggioranza: Forza Italia prende le distanze. La proposta accende subito lo scontro. Il nodo è il “doppio canale”: i medici di famiglia potranno scegliere se restare nel regime convenzionale, rivisto in profondità, oppure diventare dipendenti pubblici su base volontaria. Obiettivo: rendere operative le Case della Comunità. Ma il consenso non c’è. Critiche trasversali. Dai sindacati agli ordini professionali, fino agli enti previdenziali. Nel merito e nel metodo. In prima linea la FIMMG: «Questo decreto distrugge il medico di famiglia». E ancora: «Mai discusso, inattuabile, rischioso per i pazienti». Il fronte politico è diviso. Forza Italia boccia l’ipotesi dei medici dipendenti: “burocratizzazione antistorica”. Non mancano però aperture isolate, come quella di Roberto Occhiuto. Dalle opposizioni il Partito Democratico attacca il metodo: nessun testo strutturato, scarso coinvolgimento. Sulla stessa linea Alessio D’Amato (Azione): rischio fuga dei giovani e riforma che agisce più sui contratti che sui bisogni reali. Il punto resta uno: tutti chiedono una riforma della sanità territoriale, ma non questa.
Il testo definitivo ancora non c’è. La polemica sì, ed è già alta. Ora la scelta spetta a Schillaci: andare avanti o fermarsi.
