menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Case di comunità: errare è umano, ma perseverare è diabolico

15 0
yesterday

La locuzione latina attribuita a Agostino sembra descrivere alla perfezione la parabola delle Case di Comunità finanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: nate per rivoluzionare la sanità territoriale, stanno invece diventando l’ennesimo simbolo di spreco pubblico. Dovevano essere la risposta ai problemi dell’assistenza di prossimità; si stanno rivelando, in molti casi, poco più che contenitori vuoti. Infatti, ne funzionerebbe appena il 4%. Il dato se confermato non è solo deludente: è imbarazzante. Perché dietro numeri così bassi non c’è un semplice ritardo, ma un fallimento di visione e di gestione. Strutture spesso difficili da raggiungere, servizi limitati, personale insufficiente: il risultato è che i cittadini – soprattutto anziani – restano fuori da un sistema che avrebbe dovuto includerli. E la digitalizzazione forzata, spacciata per modernizzazione, diventa l’ennesima barriera per chi non ha strumenti o competenze. Il confronto con il passato è impietoso. Il medico di base di paese, con tutti i suoi limiti, garantiva presenza, conoscenza diretta e continuità. Oggi al suo posto si moltiplicano sigle, progetti e strutture che promettono molto e offrono poco. Nel frattempo, i pronto soccorso continuano a essere presi d’assalto, segno evidente che il territorio non regge. Si dirà: serve tempo. Ma il tempo è già costato miliardi. E senza medici e infermieri, senza un’organizzazione seria, senza una reale integrazione con la medicina generale, queste strutture rischiano di restare cattedrali nel deserto: belle sulla carta, inutili nella realtà. La verità è semplice e scomoda: non basta costruire muri per fare sanità. Servono persone, competenze, responsabilità. Tutto il resto è propaganda.

Eppure si continua a insistere, a difendere l’indifendibile, a rimandare ogni resa dei conti. Proprio come ammoniva Agostino: “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”. Qui più che l’errore preoccupa l’ostinazione.


© Avanti!