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L’eccezione della corona: Maria Josè tra fronda antifascista e simpatia socialista

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21.07.2026

In una intima biografia scritta dal nipote Emanuele Filiberto, emerge il ritratto controcorrente della “Regina di maggio”: una figura di frontiera che scelse la il dialogo con le forze più avanzate del Paese.

Nel lungo e complesso rapporto tra la storia d’Italia e la dinastia sabauda, esiste una significativa “eccezione umana” che la storiografia ufficiale ha spesso confinato nelle note a margine o nella cronaca rosa dell’esilio.

Quella figura è Maria José di Sassonia-Coburgo-Gotha, l’ultima regina d’Italia. Affrontare oggi la sua parabola umana e politica attraverso il memoir intimo scritto dal nipote, Emanuele Filiberto, “La Regina di Maggio” (Sperling&Kupfer), significa compiere un’operazione culturale che può avere aspetti interessanti. Il libro, infatti, spoglia la figura degli orpelli del sentimento di nostalgia, per restituirci un profilo politico d’avanguardia: quello di una principessa europea, colta e laica, che intuì prima di tutta la sua famiglia il baratro in cui il fascismo stava trascinando la Nazione.

Per una personalità cresciuta in una corte del Nord Europa, l’impatto con la retorica imperiale del regime fascista e con i rigidi protocolli della corte romana fu pesante. Negli anni Trenta, Maria José assunse un atteggiamento garbatamente “dissidente”. Detestava le parate del Duce, si spostava talvolta in bicicletta senza scorta e frequentava i mercati rionali. Vi era forse una vena di “populismo aristocratico” (come quando offriva pane e salame a intellettuali come........

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